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PESCARA. La quota è stata raggiunta e superata in meno di 10 giorni: 5312 firme necessarie per indire il referendum consultivo cittadino sul piano traffico domani saranno consegnate in Comune. Parola al sindaco: si vota o il Put viene rivisto radicalmente? Per ora Luciano D'Alfonso resta coerente alla linea varata 14 mesi fa, quando è partita la sperimentazione del Piano urbano del traffico ideato dall'assessore Armando Mancini: assoluto silenzio sull'argomento, complice ora il clima ancora festivo che lo porta altrove. Anche il comitato promotore dell'iniziativa referendaria ha approfittato delle festività, ma per darsi da fare e cogliere ogni occasione utile - di passeggio, manifestazioni natalizie sulle strade o nelle sedi dei Quartieri - per raccogliere adesioni. Partita a un ritmo di trenta firme al secondo il 28 dicembre scorso, la raccolta si è formalmente conclusa ieri, quando appunto i gruppi comunali di centrodestra, le associazioni di cittadini e commercianti contrarie al Put, l'Ugl e la Confcommercio impegnati nella petizione hanno raggiunto la quota stabilita dall'articolo 39 dello Statuto comunale per indire un referendum: il 5 per cento degli aventi diritto al voto, che sono qualcosa più di 106mila. Domani il faldone con i moduli sottoscritti dai cittadini con il quesito referendario - «Volete che venga revocato il vigente piano generale del traffico urbano della città di Pescara?» - saranno consegnati all'ufficio elettorale del municipio, dove verrà verificata la validità di ogni scheda. «Occorrerà circa una settimana per questo lavoro», osserva Lorenzo Sospiri, consigliere provinciale di Alleanza nazionale e presidente della Circoscrizione 5 Castellamare, «riteniamo dunque che entro metà del mese in corso il fascicolo passerà al segretario generale del Comune e quindi al collegio dei garanti, composto da diversi rappresentanti delle istituzioni, che controllerà l'ammissibilità del quesito referendario, che sia cioè coincidente con quanto stabilito dallo Statuto. Riteniamo che non ci saranno problemi di sorta, dunque dopo il nulla osta di questo organismo sarà il sindaco a decidere quando si andrà alle urne». La norma prevede che si voti entro il prossimo giugno, «non c'è una data predefinita», spiega ancora Sospiri, «e comunque penso, e con me l'intero comitato promotore, che la scelta dipenda dalla sensibilità politica di chi indice il referendum. Insomma contano le regole, ma conta anche il buon senso: la città, che con tanta sollecitudine si è mobilitata su questo tema, non capirebbe una dilazione dei tempi, ritardi per ridiscutere un provvedimento tanto avversato. Insomma», incalza il consigliere di An, «o la maggioranza di centrosinistra decide di apportare sostanziosi correttivi al Put, venendo incontro alle richieste di commercianti, forze economiche e cittadini su punti importanti del piano o si deve andare subito al voto». I cambiamenti chiesti con particolare forza sin dal varo del piano sono: una maggiore flessibilità delle zone a traffico limitato, le famose Ztl «che imprigionano i residenti, impedendogli di entrare e uscire in auto dal perimetro in cui abitano», e una mobilità diversa a Portanuova, con il ripristino della rampa dell'Asse attrezzato che esce a piazza Italia. Due punti essenziali del nuovo Put: toglierli significherebbe bocciarlo. E Mancini è stato chiaro: se si arriva a questo lui ovviamente lascerà l'incarico di assessore al Traffico. Insomma, una bella grana per il sindaco e la sua giunta. «E' la prima volta che Pescara si mobilita per un referendum cittadino», osserva ancora Sospiri, «e non farla andare al voto subito è una forma di arroccamento che odora di sconfitta. Ma non ho dubbi», aggiunge senza riuscire a celare soddisfazione e ironia nel tono, «che il primo cittadino, che tanto crede nella partecipazione popolare e nel confronto, come sempre ripete, farà la scelta giusta in tempi rapidi». Intanto il comitato promotore continuerà a raccogliere firme (lo Statuto prevede che possa farlo per 100 giorni): «Serietà vuole che intanto consegnamo la quota necessaria per indire il referendum», conclude il rappresentante del centrodestra, «ma questo non ci impedisce di continuare la raccolta, anche perchè si tratta di un'occasione di confronto e informazione per la gente. Contiamo di poter arrivare rapidamente a un 10 fors'anche 15 per cento di votanti firmatari e questo sarebbe un segnale forte». |