Autostrade, scontro nel governo. Nuovo scambio di battute sulla fusione, sfumata, con Abertis e sul ruolo del nostro rappresentante a Bruxelles. Bonino attacca Di Pietro: «Le accuse a Frattini contrarie allo spirito Ue» |
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Bonino-Di Pietro ancora una volta ai ferri corti. Ed è sempre l'Europa il pomo della discordia tra il ministro delle Infrastrutture e la responsabile per le Politiche comunitarie. Quali che siano le ragioni e i torti, a pagare lo scotto di una polemica dai toni roventi è senz'altro il governo Prodi, bersagliato all'esterno dalle critiche dell'opposizione e minato all'interno dalla conflittualità tra i suoi esponenti. Per Emma Bonino, le prese di posizione del collega sono «francamente sconcertanti» e «varcano i limiti con veemenza», mentre per di Antonio Di Pietro la difesa degli interessi nazionali giustifica la denuncia dello «sbracamento delle nostre istituzioni rispetto all'Europa dei banchieri e dei faccendieri». Ma occorre andare con ordine. L'antefatto risale a venerdì scorso, quando Di Pietro, dopo un burrascoso colloquio con l'eurocommissaria, Neelie Kroes, sulla vicenda Autostrade-Abertis, se ne è uscito con un duro attacco ai dirigenti di Autostrade accusati di aver «finanziato a pioggia quasi tutti i partiti» allo scopo di assicurarsi il via libera della classe politica alla fusione con la spagnola Abertis. Ma poiché nell'aria c'era, e tuttora esiste, anche la minaccia di una procedura d'infrazione contro il nostro Paese per avere di fatto impedito le nozze Autostrade-Abertis, il leader di "Italia dei Valori" ha sparato pure sulla burocrazia di Bruxelles, che «tratta l'Italia come la figliastra d'Europa» e che «non può obbligare il governo ad autorizzare una fusione che non c'è stata». Non è improbabile che l'ex-Pm di "mani pulite" abbia finito ieri col masticare amaro. Una nota della società Autostrade ha infatti confermato il versamento di fondi ai partiti durante l'ultima campagna elettorale, precisando però che ciò era avvenuto nel pieno rispetto della legge sul finanziamento pubblico e su proposta dell'allora amministratore delegato, Vito Gamberale. Non solo, ma come spiega la nota, il finanziamento venne offerto alle principali forze politiche e venne «accettato e incassato dalla quasi totalità dei partiti, compresa l'Italia dei Valori, che tuttavia restituì il finanziamento in epoca successiva alla formazione del governo». Dal canto suo, Emma Bonino, da autentica liberale in economia favorevole alla fusione Autostrade-Abertis, non ha digerito gli strali indirizzati da Di Pietro al vice-presidente della Commissione, Franco Frattini, ed alla signora Kroes. «I commissari non sono designati per difendere gli interessi nazionali e sorprede che un ex-deputato europeo lo ignori. Credo pertanto sia opportuno riflettere sul modo di stare in Europa» ha ammonito la leader radicale, non senza ricordare che «un conto è difendere in modo legittimo e convinto i propri dossier, altro è varcarne i limiti con tale veemenza». La replica di Di Pietro non si è fatta attendere: «Difendo gli interessi del mio Paese contro chi, in nome di un europeismo di facciata e faccendiere, mortifica l'Italia istituzionalmente ed economicamente. Condivido con Emma Bonino l'esigenza di fare chiarezza su questo punto». A sollecitare Romano Prodi a definire la posizione del governo sul caso Autostrade-Abertis è l'Udc Maurizio Ronconi secondo il quale «nel governo è guerra aperta» e Di Pietro ha offerto a Bruxelles uno «spettacolo penoso». |