|
SAN VITO. La stazione ferroviaria ha l'età di un bimbo e mostra le rughe di un anziano. E' stata inaugurata un anno fa tra bandierine e volti allegri, ma una volta che si sono spenti i riflettori della passerella politica, si scoprono disservizi e vengono denunciati i disagi. La biglietteria automatica è rotta, l'unico telefono pure, gli orologi sono fermi. E poi è un ripetersi di barriere architettoniche. C'è un solo bagno, ed è anche piccolo; le cabine di attesa dei passeggeri non sono aerate come dovrebbero. Per salire a bordo dei treni i passeggeri sono obbligati a passare nel sottopasso per accedere alle altre rotaie perché il primo binario 1, quello più vicino all'ingresso, non viene quasi mai utilizzato dai convogli in transito. Il piazzale antistante, a causa del gran numero di autovetture lasciate in sosta per giorni interi, diventa insufficiente per le manovre degli autobus che fanno la spola con Lanciano, fino a quando non viene aperta la nuova tratta Sangritana. Ma questa stazione, incrocio di pendolari e studenti in partenza e in arrivo per Pescara, si distingue per le barriere architettoniche omnipresenti, alle stregua di quanto già denunciato per la stazione-gemella di Fossacesia. Ed è proprio a causa delle barriere che nei giorni scorsi sono fioccate le proteste dei residenti. Di scivoli manco a parlarne. «Nel sottopasso c'era un'anziana con le stampelle che stava cadendo sulla scalinata di risalita», racconta Umberto Nacchia di San Vito, presidente dell'associazione Pro Marina che da anni si batte per la riqualificazione dell'area, «era in difficoltà e stentava a salire le decine di gradini della rampa tanto che sono dovuto intervenire io a sorreggerla. Questa stazione è un nodo di notevole importanza viaria, è un punto di passaggio per molti cittadini e mi chiedo perché non sono stati previsti scivoli per le persone diversamente abili». Eppure per realizzare l'apparato tecnologico e gli apparati di sicurezza per il traffico ferroviario non sono state badate spese. Gli strumenti sono tutti digitali, le vicine gallerie di San Giovanni e Diavolo sono attrezzate con impianti automatici antincendio. Nel piazzale c'è anche lo spazio per consentire l'eventuale atterraggio degli elicotteri e tutti gli impianti sono telecomandati dal posto centrale di Bari. E' sui servizi all'utenza che il piatto appare assai povero. Due pensionati del posto, le cui iniziali sono C.M. e A.B., si aggrappano ai bastoni per scendere le scale e prendere il treno che li porta a Pescara. Lo fanno due volte alla settimana per raggiungere cliniche e ospedali: anche secondo loro l'elenco delle carenze è lungo, ma di tutte preferiscono citarne una. «Vede quei calcinacci che cadono nei sottopassaggi?», domandano indicando la parte alta del tunnel. «E' il segno che ci sono infiltrazioni di acqua che possono essere molto pericolose perché di sopra c'è tutto il peso delle rotaie e dei treni in transito: perché i tecnici finora non sono intervenuti? Tutto questo è assurdo per una stazione che doveva essere nuova e moderna». |