Data: 26/04/2006
Testata giornalistica: Corriere della Sera
L'Anas convoca Autostrade Moody's, bocciatura in vista. Venerdì l'incontro dopo l'operazione con Abertis

Le critiche del «Financial Times»: sproporzionato un board con 23 componenti

ROMA - Dopo il via libera dalla Borsa, che l'altro giorno ha brindato con un boom dei titoli di oltre il 4%, per il progetto di fusione tra l'italiana Autostrade e la spagnola Abertis cominciano i primi problemi. L'Anas, l'ente titolare della concessione, ha convocato probabilmente già per venerdì mattina il vertice di Autostrade. Il presidente Vito Gamberale e l'amministratore Giovanni Castellucci dovranno spiegare e chiarire numerosi nodi della fusione rispetto agli obblighi della convenzione stipulata con la concessionaria. Il rischio, di fronte ad un'Anas molto indispettita per aver appreso dell'operazione dai giornali quando a lei spetterebbe l'ok sulla fusione, è la revisione della concessione (in scadenza fra tre anni) con termini più onerosi se non addirittura la revoca. Oltre a questo aspetto regolatorio, dopo l'annuncio di una revisione del rating su Abertis da parte di Standard & Poors, anche le altre agenzie internazionali hanno acceso i fari su tutte e due le società con effetti immediati sui listini. Moody's ha annunciato di aver messo sotto revisione il rating A3 di Autostrade per un possibile ribasso fino al livello Baa1 e Fitch si occuperà di Abertis precisando che «metterà fine al periodo di osservazione solo quando saranno noti tutti i dettagli della fusione». In particolare Moody's teme che una maggiore dimensione e una diversificazione delle attività di Autostrade possa mettere in crisi il già debole profilo finanziario del nuovo gruppo. La quotazione della società è arrivata a calare del 2,5% per chiudere con una flessione dell'1,78%.
Le perplessità sulla più importante fusione paneuropea dell'anno arrivano non solo dagli analisti ma anche dal «solito» Financial Times che ha paragonato le connessione autostradali inestricabili agli «spaghetti». La rubrica «Lex Column» definisce questa operazione un «pasticcio», stigmatizzando soprattutto le dimensioni «sproporzionate» del board che dovrebbe arrivare a 23 componenti con il potere diviso in parti uguali tra due presidenti, due vice, e un amministratore delegato a rotazione. Per il giornale inglese è come «condannare le due società a continuare a fare quello che fanno finora».
Anche dal centrodestra, dopo il coro di no e di critiche arrivate dall'Unione contro la fusione italo-spagnola, si allargano i dissensi. Oltre ai senatori azzurri Luigi Grillo (presidente della commissione trasporti di Palazzo Madama) e di Giuseppe Vegas (viceministro dell'Economia), ieri si è aggiunto il ministro dell'Agricoltura Gianni Alemanno. L'esponente di An ha sottolineato quello che per lui è l'aspetto più «pericoloso» della vicenda: capire se gli azionisti italiani in futuro hanno intenzione di uscire definitivamente dal nuovo gruppo lasciando in mano spagnola la titolarità della concessione.
Ora la parola, probabilmente, spetterà ai giuristi per valutare la legittimità del comportamento di Autostrade. Molti sono i punti critici tra cui l'articolo 5 della convenzione stipulata fra Anas e Autostrade il quale stabilisce che la società concessionaria deve comunicare alla società concedente ogni passaggio di azioni superiore al 2% del capitale.

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