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Del Turco dispiaciuto: «È un alimento contro la politica e le istituzioni»
PESCARA. L'aumento degli stipendi ai consiglieri regionali in vigore dal 1º gennaio spariglierà l'ordine del giorno della riunione dei capigruppo in programma oggi in Regione. Quello dei costi della politica tornerà ad essere il primo argomento. Perché se il presidente del Consiglio Marino Roselli si è burocraticamente limitato a dire che si tratta di «un automatismo» (l'aumento di 4-5 mila euro annui viene disposto dal Parlamento nazionale che adegua gli stipendi dei deputati e dei consiglieri regionali a quelli dei magistrati), c'è sicuramente imbarazzo nella maggioranza, mentre la minoranza attizza la polemica. Nell'Unione sono i Ds e l'Italia dei Valori i partiti del «no agli aumenti». Il segretario regionale Stefania Misticoni invita il Consiglio regionale, «nella sua sovranità» a «valutare responsabilmente l'opportunità della progressione automatica delle indennità e impedirla. Altra soluzione sarebbe inaccettabile nei confronti di tutti gli abruzzesi». Dello stesso avviso l'assessore diessino al Bilancio Giovanni D'Amico (vedi l'intervista di lato). E ieri il segretario nazionale Piero Fassino, intervistato dal Centro si è detto «perfettamente d'accordo» con la posizione dei diessini abruzzesi. Il capogruppo dell'Italia dei Valori Bruno Evangelista, ammette: «Subisco l'aumento e non ne sono entusiasta perché interviene nel momento meno adatto». Il suo compagno di assemblea e coordinatore regionale Alfonso Mascitelli propone di «bloccare l'automatismo dell'aumento dell'indennità dei consiglieri regionali», ma anche di destinare «il risparmio ottenuto da questa manovra a finalità ben identificabili», come la riduzione dei ticket sui farmaci. Per il coordinatore dell'Idv gli abruzzesi «capiranno molto meno se i risparmi serviranno ad alimentare altri sprechi, come ad esempio alcuni contributi sostanziosi per il ripiano dei debiti di enti obsoleti o l'aumento spropositato delle spese di personale a supporto di uffici regionali». Allarga le braccia il presidente della Commissione bilancio del Consiglio, Angelo Orlando (Rifondazione): «Sarebbe opportuno che si guardasse con più attenzione a tutto il sistema finanziario. C'è il rischio da un lato di fare della facile demagogia, dall'altro di un silenzio fuori luogo. Questo episodio è sintomo dell'obsolescenza di un meccanismo che va al di là dell'azione virtuosa o peccaminosa di questa o quell'amministrazione. D'altra parte, quando hanno ridotto del 10% le indennità si trattava sicuramente di una misura strumentale: se si vuole incidere realmente sui costi della politica bisogna agire sul meccanismo». Il presidente della giunta regionale Ottaviano Del Turco ricorda che a disporre gli aumenti «non è una legge regionale ma nazionale». Ma il presidente di dice «dispiaciuto», perché «una vicenda in cui la Regione non c'entra rischia di gettare ulteriore alimento contro la politica e contro le istituzioni». Difende i costi della politica Nicola Pisegna Orlando (Sdi), vicepresidente dell'assemblea: «Deciderà la maggioranza se dare un segnale, io naturalmente non farò barricate», dice, «ma la mia sensazione è che in Abruzzo sia in atto una campagna che lascia intendere che i consiglieri sono dei privilegiati. In parte è vero, ma bisogna anche dire cosa ci fanno i consiglieri con quei soldi. Io con quei soldi ci faccio politica e la politica ha un costo. Se non vogliamo che resti cosa da ricchi dobbiamo anche finanziarla». Per la minoranza intervengono i consiglieri di An Alfredo Castiglione e Fabrizio Di Stefano. «La Regione», spiega Di Stefano «può presentare un progetto di legge che determini la riduzione delle indennità per un importo pari all'aumento innescato dal provvedimento nazionale. Su questo si giocherà la credibilità della maggioranza di centrosinistra». Se tecnicamente la cosa non fosse possibile Castiglione propone di destinare quel fondo a opere sociali. Il consigliere regionale di Forza Italia Giuseppe Tagliente chiede che «la maggioranza faccia chiarezza» sull'aumento dell'indennità e ne chiede la sospensione: «Una volta di più», afferma, «l'ipocrisia del centrosinistra ha avuto la meglio sulla volontà di contenere le spese della politica». |