Data: 27/01/2007
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il ministro Di Pietro: è finita l'epoca degli extra-profitti. Concessionarie pronte a dare battaglia. Tariffe autostradali, via alle nuove regole. Gli aumenti saranno legati agli investimenti, verifiche ogni 5 anni

ROMA - Rivoluzione per le tariffe autostradali. Con un meccanismo di revisione "graduale", legato agli investimenti realmente fatti ogni anno e parametrato all'andamento dei conti delle società. La rimodulazione dei pedaggi scatterà ogni 5 anni solo dopo aver confrontato il piano finanziario della concessionaria, ovvero i costi effettivamente sostenuti, con le richieste di aumenti. Se il ministero delle Infrastutture, cioè l'Anas, giudicherà adeguata la richiesta, ci sarà l'ok. Ma il disco verde scatterà solo dopo un attento esame. Che riguarderà i diritti e i doveri dei concessionari (qualità del servizio, opere realizzate, traffico, costi di gestione, investimenti). In caso di inadempienze i pedaggi resteranno al palo. A dettare le nuove regole, che non piacciano all'Aiscat, ci ha pensato ieri il Cipe, dopo un lungo confronto per trovare un punto di mediazione tra i ministri. Alla fine la soluzione tecnica è stata trovata. Un meccanismo che cancella d'un colpo i precedenti automatismi e pone sul piano del "controllo-confronto" con il ministero delle Infrastrutture il nodo del "prezzo" da far pagare agli utenti. Soddisfatto, ovviamente, il ministro Di Pietro, che incalza: «la nuova direttiva consentirà un servizio più efficiente, e, sopratutto, costringerà le società invece di fare dividendi a fare più investimenti». «La direttiva - aggiunge - stabilisce la possibilità di rivisitare il piano finanziario della concessionaria ogni volta che gli investimenti non vengono effettuati nei tempi previsti, così per evitare extra-profitti».
E per gli extra profitti già realizzati? Sono stabiliti meccanismi di recupero, anche se graduali. Chi non è in regola dovrà dunque adeguarsi. «E poi - nota un tecnico dell'Economia - come può una società che non ha fatto investimenti per 3 miliardi, presentarsi al ministero e chiedere un aumento?». Il riferimento è ovviamente ad Autostrade, che adesso, insieme all'Aiscat, dovrà fare i conti con il nuovo scenario. Per la società dei Benetton il primo appuntamento per la verifica dei "costi-doveri" è a fine anno. Di Pietro già prefigura il futuro: «dovendo rivalutare il piano finanziario su parametri dinamici (qualità, costi, opere realizzate) l'utile invece di andare in dividendi andrà, per una quota da stabilire, in investimenti».
Il ministro, insomma, tiene il punto. E aggiunge che se italiani e spagnoli vogliono unirsi devono adeguarsi e sottostare alle nuove regole. Per le altre concessionarie, con la convenzione scaduta, il nuovo sistema parte subito. L'Associazione dei concessionari promette però battaglia, su tutti i fronti. A cominciare da quello europeo.
Di Pietro prevede comunque una riduzione delle tariffe proprio a causa dei maggiori controlli. In buona sostanza le tariffe varieranno in maniera sensibile: chi avrà costi più bassi "certificati" dall'Anas si posizionerà su livelli più bassi, chi oneri maggiori su quelle più alte. Ed il "check-up" dei piani finanziari avverrà ogni 5 anni. Il Cipe ha anche approvato in via preliminare la prima bozza della concessione Asti-Cuneo e definito il completamento finanziario e la gestione del Passante di Mestre, che passerà all'Anas.

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