Data: 27/04/2006
Testata giornalistica: Il Centro
«Precari, ora cambiamo la legge Biagi» I sindacati pronti alle modifiche «Vanno date più regole e incentivi»

PESCARA. I sindacati abruzzesi lanciano l'offensiva contro il lavoro precario chiedendo misure urgenti al Governo nazionale e alla giunta regionale. La prima richiesta è riferita alla legge Biagi: non va abolita, ma rivista profondamente salvando la parti positive. Alla Regione vengono chiesti provvedimenti su innovazione, ricerca e formazione. In questa fase anche la forze sindacali si mettono in discussione sentendosi coinvolti nella battaglia. D'altra parte, in Abruzzo i dati sono allarmanti: i lavoratori precari sono complessivamente 116.000, di cui 56.000 con contratti a progetto ed ex Co.co.co.
I lavoratori interinali sono 22 mila e 38 mila con contratti a tempo parziale, a termine e stagionali. «C'è un grande dibattito nel centrosinistra sulla legge Biagi», dice il segretario regionale della Cisl, Gianni Tiburzi, «noi siamo per la modifica prevedendo misure tese a disincentivare il lavoro precario facendolo pagare di più alle aziende che invece avranno incentivi per i contratti a tempo indeterminato».
Secondo Tiburzi, «va messo un limite alla riproposizione dei contratti a termine ed eliminato lo staff leasing, cioè la possibilità da parte delle agenzie di assumere per conto delle aziende lavoratori a termine che svolgono mansioni normali». «Poi», osserva Tiburzi, «la legge va attuate nelle altre parti: ad esempio deve essere previsto il sussidio, governato da enti bilaterali come accade per i lavoratori dell'edilizia per coloro che perdono il lavoro con l'obbligo di fare formazione ed essere disponibili a rientrare nel sistema».
Sul fronte regionale, il numero uno abruzzese della Cisl si dice soddisfatto della politica dell'assessore regionale al Lavoro Fernando Fabbiani, «il quale nonostante abbia una estrazione culturale comunista, ha anticipato la legge Biagi istituendo forme di sostegno al reddito anche per i lavoratori in difficoltà rendendosi disponile a processi di stabilizzazione di Lsu, consorzi agrari, precari Asl, lavoratori di pubblica utilità, precari del Parco Scientifico e Tecnologico d'Abruzzo e della formazione». «Con Fabbiani siamo in sintonia», conclude, «le resistenze ci sono da parte del presidente Del Turco, ma convinceremo anche lui».
Il segretario regionale della Cgil, Franco Leone, si pronuncia «per una profonda revisione della legge Biagi con l'eliminazioni delle parti che producono il precariato». «Questa legge», osserva Leone, «come quelle che riguardano la flessibilità, deve essere accompagnata da sostegno al reddito e formazione. La flessibilità non deve autorizzare le aziende a violare i diritti dei lavoratori, bensì innescare processi di riqualificazione produttiva e dei lavoratori».
Sul fronte regionale, secondo Leone, «è necessario che la Regione cominci ad utilizzare i finanziamenti europei previsti nel Por, specifici per la formazione, che prevedono interventi di sostegno al reddito non intesi come strumenti di assistenza di lavoratori in difficoltà, ma come forme per la stabilizzazione. La Regione deve impegnarsi a non utilizzare più le norme della legge Biagi che producono la precarizzazione nella considerazione che se non c'è qualità del lavoro non c'è sviluppo».
Anche per il segretario regionale della Uil, Roberto Campo, «la legge Biagi va rivista eliminando il precariato, ma non abrogata». «Bisogna estendere», fa presente Campo, «come succede in tanti Paesi, gli ammortizzatori sociali a tutte le aziende, non solo alle grandi, non considerandoli una pura assistenza. Chi perde il lavoro o non lo ha mai trovato, riceve un sussidio, a patto che faccia la formazione e sia disponibile ad occuparsi».
Campo fa anche un richiamo a tutte le componenti, anche a quella sindacale. «A parte la legge», sostiene il segretario della Uil, «un pezzo di lavoro per abbattere la precarietà tocca anche alle parti sociali: per esempio si deve estendere a tutti quanto accade nell'edilizia con la cassa edile, assicurata da enti bilaterali. Parti sociali, imprenditori e sindacati devono costruire autonomamente, non solo aspettare le indicazioni dalla legge».

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