|
LIBERALIZZAZIONI. Il capo dipartimento Boccia: «A fine mese via ai tavoli tecnici, correlatione tra finanziamenti e cessione di controllo sui mercati locali»
Più soldi, certi e indicizzati, in cambio delle gare per assegnare il servizio. Gare da indire subito, nel corso nel 2007. E' questo lo scambio a cui sta lavorando Palazzo Chigi per mettere ordine nel trasporto pubblico locale e rilanciare l'apertura del mercato. E questa volta - ammonisce indirettamente l'Autorità garante per la concorrenza e il mercato - dovranno essere gare vere: l'istruttoria aperta più di un anno fa sull'appalto di Roma, e di recente estesa a tutte le alleanze tra imprese costituite tra il 2001 e il 2002, è un faro permanentemente acceso sul settore. Nessuna proroga. Non è un caso se nè nella legge Finanziaria, nè nel decreto Milleproroghe di fine anno è contemplato un nuovo slittamento della liberalizzazione: i termini per completare le procedure di gara restano fissali allo scorso 31 di dicembre, fatte salve le aziende che hanno ceduto parte delle quote azionarie o del servizio o costituito consorzi. La volontà del Governo è netta. Non altrettanto chiaro quel che succederà in Parlamento: nessuno mette la mano sul fuoco che terrà la stessa linea di rigore in fase di conversione del decreto. L'emendamento «di routine» che ogni anno posticipa i termini può rispuntare a ogni svolta del cammino di approvazione, per la pressione sotterranea delle associazioni imprenditoriali. A parole anche le Regioni sono convinte, chi più chi meno. Il coordinatore della commissione Infrastrutture e Trasporti della Conferenza, l'assessore della Campania, Ennio Cascetta, sposa l'orientamento del Governo: «Il 2007 sarà l'anno strategico per il Tpl, l'anno della svolta. O il processo si attiva adesso o non si attiva più. C'è bisogno di una riforma strutturale che ridefinisca le risorse e le regole». Ma l'emendamento per introdurre la proroga è stato scritto e inviato al Presidente del Consiglio a dicembre. Lo scambio. «Entro fine mese attueremo l'accordo siglato a Natale nell'ambito del rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri e convocheremo le sessioni tecniche del tavolo per il Tpl», conferma Francesco Boccia, capo dipartimento per lo sviluppo delle economie territoriali della Presidenza del Consiglio, l'uomo a cui il sottosegretario Enrico Letta ha affidato la cabina di regia sui trasporti. Non senza aggiungere: «E' l'ultima volta che il Governo disinnesca la mina contratto. Prodi e Letta l'hanno detto chiaro: Palazzo Chigi non ha alcuna competenza nei negoziati- E' un'anomalia che non ci possiamo più permettere». La Presidenza del Consiglio vuole a rendere il settore autonomo sotto il profilo finanziario, responsabilizzando le Regioni. «L'unica strada che abbiamo - continua Boccia- è stabilire una correlazione tra il finanziamento pubblico e l'affidamento dei servizi di bus e metropolitane con gara. Che si traduce in maggiori risorse in cambio della cessione del controllo rigido di alcuni mercati da parte degli enti locali proprietari». Il recentissimo accordo sul Ddl Lanzillotta sui servizi locali dovrebbe aiutare. Le risorse. Come garantire risorse certe e indicizzate all'inflazione? La Presidenza del Consiglio è pronta a intervenire sulle accise sul gasolio, come richiesto dalle associazioni delle aziende pubbliche (Asstra) e private (Anav) e dagli Enti locali. Ma dovranno essere le Regioni ad assumersi parte della responsabilità. «Abbiamo intenzione di regionalizzare - precisa il capo dipartimento - la leva finanziaria. Pensiamo a un piccolissimo aumento nazionale uguale per tutti che confluirà nel Fondo nazionale trasporti. Toccherà poi a ogni singola Regione stabilire ulteriori aumenti in base ai propri piani di sviluppo della mobilità collettiva». All'interno del Fondo andranno reperiti anche i soldi per pagare i rinnovi contrattuali, spezzando la morsa nella quale aziende e sindacati hanno finora stretto il Governo: ognuno dovrà tornare a fare il proprio mestiere, di manager e imprenditore o di sindacalista. Le Regioni. Prima i soldi, poi le gare, questa la filosofia. «Come possiamo bandire le aste - si chiede Cascetta - se non abbiamo la certezza delle risorse? Nessuna impresa seria può concorrere. Certo, ci sono anche le resistenze dei municipi ma per eliminare gli alibi, in modo saggio, vanno garantiti i soldi». Quanto alle regole serve un'attualizzazione delle leggi 422 e 400, che restituisca ruolo strategico alla mobilità collettiva con investimenti in mezzi e infrastrutture. Le prossime gare. In pole position ci sono due Regioni il Piemonte e la Campania. «Per il trasporto su gomma noi siamo pronti e obbligheremo Comuni e Province - annuncia l'assessore piemontese, Daniele Borioli - a bandire le aste entro il 2007, a prescindere. da quel che accadrà a livello nazionale. Abbiamo già chiuso con tutti i programmi triennali con relativi finanziamenti, che si estendono anche ai tre anni successivi. Detteremo alcuni indirizzi comuni sulla qualità del servizio, gli investimenti nel rinnovo del parco mezzi e l'impianto tariffario, lasciando liberi gli enti locali di scegliere tra gare net cost o gross cost». Il Piemonte. Si possono prevedere una ventina di gare: 8 bandite dalle Province e 13 dai Comuni. Cuneo e Novara saranno le prime a pubblicare il bando mentre Biella e Vercelli con le rispettive Province stanno lavorando a un'asta unica. Solo per l'area metropolitana di Torino ci sarà uno slittamento dovuto alla necessità di separare infrastrutture e reti (ferrovie concesse. tramvie e depositi di autobus) e la gestione del servizio, oggi in capo a Gtt. «Dal tavolo di Palazzo Chigi - conclude Borioli - mi aspetto una spinta ulteriore verso il mercato e l' adeguamento delle tariffe ai costi -effettivi, previo recupero di efficienza gestionale e più fondi per il materiale rotabile». La Campania. Anche qui la pubblicazione dei bandi è imminente: la base d'asta saranno i bacini unici provinciali. Caserta, Benevento e Avellino faranno da battistrada, seguite da Napoli e Salerno. |