Data: 31/01/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Bianchi: lo Stato mantenga una quota in Alitalia. Prodi soddisfatto della corsa per la compagnia di bandiera. Il titolo vola a Piazza Affari: +3,56%. Già partite le manovre finanziarie

Il ministro dei Trasporti punta ad intervenire durante la fase di ristrutturazione

ROMA. Prodi è soddisfatto della corsa per Alitalia. Il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi mette paletti: «E' opportuno che lo Stato mantenga una quota significativa». Banchieri d'affari e cartelli industriali aspettano la consegna delle carte per passare dalla manifestazione di interesse alla trattativa vera. Il titolo della ex compagnia di bandiera vola in Borsa (ha chiuso a quota 1,134 euro guadagnando un +3,56%). Il management si prepara a discutere il bilancio alla fine di marzo.
Intanto, politica e sindacati si interrogano sul destino di Giancarlo Cimoli. Air France, anche ieri, sta alla finestra e si lascia corteggiare. Il ministro dell'Economia Padoa Schioppa, da Bruxelles, non manca di indicare le porte sempre aperte a possibili alleanze internazionali.
Tutto bene dunque? L'annuncio di Bianchi per una prequalifica in una o due settimane non tranquillizza del tutto contendenti e mercato. I conti dell'Alitalia sono quelli che sono, come le rotte. Disastrosi i primi, appetibili le seconde. Chi si prende Alitalia si prende anche i suoi guai. Per questo Bianchi parla in modo esplicito di una fase di due o tre anni durante la quale auspica un accompagnamento dello Stato a chi dovrà ristrutturare. Non una «golden share» come quelle possedute in Eni e Telecom, ad esempio. La «golden share», letteralmente azione d'oro, è una quota minima di proprietà, anche un'azione soltanto, che pesa come una maggioranza in operazioni di finanza straordinaria. L'Europa lo vieta. Chi esercita il potere derivante dalle «golden share» è sottoposto a procedure di infrazione. Per questo Bianchi pensa a una quota che pesi qualche cosa, un pò di più del 5%. In questo modo lo Stato raggiungerebbe due obiettivi: eviterebbe gli strali della Ue e continuerebbe a pesare in Alitalia. Tranquillizzando così i sindacati e con buona pace del mercato e di quanti hanno manifestato interesse per l'intera quota in vendita. Secondo il ministro dei trasporti «nel governo se ne parla» ma questo non cambia le posizioni di quelli decisi ad «andare a vedere» per poi decidere. Per cominciare la M&C di Carlo De Benedetti, società di partecipazione già alleata con industriali e fondi e destinata, secondo alcuni, ad allargare la famiglia. Circola l'ipotesi di una possibile alleanza fra De Benedetti e Carlo Toto (Air One). Circola la voce di una disponibilità di Giovanni Bazoli e Corrado Passera (Banca Intesa) a favorire l'operazione magari sbarrando la strada alle ambizioni di Alessandro Profumo (Unicredit) interessato a scendere in campo per sostenere chi andrebbe in cerca di un banchiere d'affari made in Italy. Bianchi ha tratteggiato l'identikit dell'acquirente perfetto: «Qualcuno che sia disposto a mettere sul tavolo all'incirca 3 miliardi; che sappia come far volare gli aerei; che consideri la necessità di fare alleanze operative con partner, non necessariamente europei, ma anche asiatici».

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