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Genova. Tirrenia nel mirino del ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi. Ieri a Piombino per un paio di incontri con la locale Authority e con i compagni di partito (Comunisti italiani), Bianchi ha dipinto nelle sue esternazioni un futuro piuttosto fosco per la compagnia di bandiera. «I servizi di collegamento con le isole del gruppo Tirrenia sono fuori mercato - ha sentenziato il ministro dei Trasporti - e se non ci si mette mano, il rischio è quello Alitalia». Non è certo una novità. Da una parte la compagnia di bandiera deve offrire per statuto e missione sociale tariffe accessibili ai residenti in Sardegna, dall'altra deve anche operare in condizioni di competitività con gli armatori privati che operano sulle stesse linee di cabotaggio. Secondo il ministro Bianchi, «ci può essere un servizio pubblico gestito con criteri di efficienza, e questa - ha detto - è una soluzione. L'altra - ha proseguito - è svendere la compagnia ad un privato, confondendo la liberalizzazione con la privatizzazione». L'obiettivo del governo qual è? «Deve essere offrire servizi a costi più bassi, restando competitivi sul mercato», ha risposto Bianchi. Facile a dirsi, più complicato realizzare concretamente questo piano industriale. E i privati? Il ministro ha osservato che «ci possono essere anche alcuni operatori privati interessati ma - ha messo in guardia - non dovranno essere interessati solo sulle rotte paganti, bisogna anche mantenere le rotte che sono un onere di servizio pubblico». Giusto. Bianchi ha poi ricordato che l'Unione Europea ha fissato al 31 dicembre 2008 la scadenza delle concessioni. «In Finanziaria - ha ricordato il titolare dei Trasporti - noi abbiamo prorogato il termine al 2012, ma credo che l'Europa non l'accetterà e che se non mettiamo mano subito alla questione rischiamo una procedura di infrazione». Il ministro Bianchi si è occupato anche di porti e banchine. «Fare sistema è essenziale - questo il messaggio - serve una massa critica per affrontare le sfide di un mondo globalizzato». Anche un bambino capirebbe che in Italia c'è troppa frammentazione nel sistema portuale. E che le amministrazioni al timone dei porti sono decisamente troppe. «E' vero, venticinque Autorità portuali sono troppe - ha riconosciuto Bianchi - Non è che dobbiamo ridurle dall'oggi al domani, quello che vogliamo fare non è tagliare, ma almeno chiedere che si coordinino strettamente tra loro, possibilmente all'interno di un unico organismo». Ma basterà un semplice coordinamento? «Gli imprenditori - ha spiegato il ministro - ragionano in termini globali e hanno nel Mediterraneo un grande riferimento nei porti del nostro Paese perché sono i più comodi. Noi dobbiamo rispondere in termini di offerta dei servizi che possono rendere i nostri porti: banchine, retroporti, fondali, collegamenti viari. Per fare tutto questo è indispensabile che si faccia massa critica, perchéè impensabile che porti che distano tra loro pochi chilometri ragionino per conto loro, a volte in termini di concorrenza». E a proposito di investimenti (e frammentazione) i dirigenti portuali toscani hanno consegnato ieri al ministro il dossier sulle priorità infrastrutturali del corridoio tirrenico. |