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Primo passo verso la privatizzazione. Con un piano industriale che Tirrenia si appresta a presentare al governo parte la rivoluzione voluta dall'amministratore delegato Franco Pecorini. Questi i punti salienti: l'80% delle linee fuori dalla convenzione pur con la conservazione degli obblighi di servizio e solo il 20% in grado di fruire delle sovvenzioni. Previste in cinque anni quindici nuove navi e due ristrutturate con un investimento di 320 milioni. Il tutto senza intaccare posti e stipendi. Un accordo con i sindacati che dovrebbe porre la società al riparo da conflittualità e contestazioni. Agli stessi sindacati, però, non è piaciuto l'accostamento che nei giorni scorsi il ministro Alessandro Bianchi ha fatto con Alitalia, dicendo che per Tirrenia poteva esserci un «rischio Alitalia». Ieri in una nota unitaria Fabrizio Solari (Filt), Claudio Claudiani (Fit) e Giuseppe Caronia (Uilt) hanno puntualizzato: «Tirrenia non ha perdite di gestione e svolge un servizio a tariffe imposte ricevendo una compensazione dello Stato che si è progressivamente ridotta». Deciso a difendere fino in fondo la Tirrenia, l'ad Pecorini, dal quartier generale di Rione Sirignano, spiega il piano 2007-2012, che deve condurre per mano la compagnia alla privatizzazione, senza «spezzatini» né depauperamenti, ma facendo leva sulla «massimizzazione del valore del gruppo». Operazione possibile sempre che l'Unione europea dia l'ok all'allungamento della convenzione con lo Stato varata con una norma ad hoc nell'ultima finanziaria. Questo il piano nel dettaglio: uscita immediata dalla convenzione di cinque linee ( Genova-Porto Torres, Civitavecchia-Olbia, Napoli-Palermo, Bari Durazzo e Ravenna-Catania. «Queste linee - spiega Pecorini - rappresentano l'80% del fatturato e del trasportato Tirrenia per cui, solo il 20% rimarrà in convenzione. Ovvero, usufruiranno dei contributi dello Stato là dove il privato non ha interesse a operare». L'ad di Tirrenia precisa che gli obblighi di servizio pubblico (frequenza, tariffe particolari per i residenti) saranno mantenuti sulle linee fuori convenzione mentre per tutto quanto non contemplato vigerà la libertà tariffaria. Gli investimenti: 300-320 milioni per 15 navi, 12 per le regionali e tre da impiegare sulla linea Civitavecchia-Cagliari e su una nuova linea fuori convenzione, da Bari o Brindisi, per la Grecia con probabile prosecuzione per la Turchia. Saranno inoltre allungate, per una maggiore capacità di 500 metri, le unità merci Ravenna e Catania. Ma il «valore aggiunto dell'accordo» - sottolinea Pecorini - è l'assenso dei sindacati che permette di equiparare il costo del personale a quello dei privati, riformando i contratti e incrementando il periodo d'imbarco. «È vero - conferma il segretario regionale della Cgil Trasporti, Federico Libertino - sul piano c'è larga intesa tant'è che nei prossimi giorni sarà sottoscritto l'accordo unitario. I lavoratori sono disponibile a fare la propria parte intervenendo, per esempio, sui temi della produttività, ma senza abbassare diritti e tutele. Il piano presentato da Pecorini è interessante, tutto volto allo sviluppo dell'azienda che ha un grosso peso specifico nella realtà meridionale. Un piano che, non prevedendo aiuti di Stato, risponde anche a sollecitazioni che possono venire da altre sedi. Penso per esempio a Bruxelles - conclude Libertino - a cui il piano dimostra che la proroga serve a una privatizzazione vera».
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