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PESCARA. Lo striscione che apre il corteo è lo stesso usato quattro anni fa contro il centrodestra. Lo avevano riposto in un sottoscala del sindacato e mai avrebbero immaginato di doverlo rispolverare per protestare contro il centrosinistra. «Ma i ticket non hanno colore». Così gridano in corteo i pensionati abruzzesi, chiamati a manifestare a Pescara dai loro sindacati Cgil, Cisl e Uil contro i ticket sui farmaci in vigore dal 1º gennaio. Quanti sono, tremila o cinquemila? Oppure novemila, come assicura dal palco il segretario della Cgil-Spi Mimì D'Aurora? Sono certamente tanti a sfilare nella prima grande manifestazione di protesta contro il governo regionale dell'Unione. In testa i rullanti, gli organetti e gli ottavini, e dietro i dirigenti sindacali e i politici (tutti dell'Unione), poi la marea colorata delle bandiere. Centinaia e centinaia di bandiere che sventolano su centinaia di ombrelli aperti sotto la prima pioggia dopo tre mesi di siccità. «Questa mattina», dice D'Aurora, «avevo pensato che il Padreterno fosse contro di noi, invece ho capito che la pioggia rende più forte la nostra protesta». «Non saranno due gocce a fermarci», ringhia il segretario regionale della Cgil Franco Leone, «questa è la prima tappa della battaglia per una sanità più giusta». Nel corteo ci sono anche gli operai della Solvay Solexis di Bussi, in vertenza da mesi, «Perché anche i lavoratori delle fabbriche sono contro i ticket», dice il segretario dei chimici Nicola Primavera. Ci sono manifestanti che arrivano da Pineto, Roccavivi, Avezzano, da Piana del Cavaliere, dall'Aquila e da Teramo. Molte le donne con fazzoletto e cappellino del sindacato. Tanti gli slogan, alcuni ironici, altri rabbiosi o scanzonati: «Dalla cassa mutua alla cassa da morto. Morire sì, ma senza soffrire»; «Striscia lo striscione, i ticket ci succhiano la pensione»; «Non lo facciamo per noi o per i figli. Lo facciamo per i nostri nipoti». «Non c'è che dire», commenta Primavera guardando il corteo che si allunga su corso Vittorio Emanuele mentre la coda è ferma ancora alla stazione, «i pensionati sono la grande risorsa del sindacato». Sul ponte il corteo rallenta, poi riprende lento e allegro con le polke intonate dagli organetti. «Noi non siamo contro questo governo regionale, vogliamo però che abbia più coraggio nelle sue scelte», spiega il segretario regionale della Cisl Maurizio Spina. «E questa non è una battaglia solo dei pensionati, ma riguarda tutti i lavoratori e tutti coloro che hanno già dato tutto ciò che potevano dare». Tocca allora alla Regione, dice il sindacato, trovare i soldi per coprire quei 4 milioni e mezzo di euro sforati dal bilancio della farmaceutica del 2005. Per Cgil, Cisl e Uil la Regione può attingere per esempio al Fondo globale, dove i consiglieri regionali pescano per le iniziative più disparate. Ma la Regione può agire anche sulle spese generali, o sui costi della politica, come ricorda il segretario generale della Uilp Silvano Miniati nell'intervento conclusivo della manifestazione in piazza Alessandrini, sotto le finestre dell'assessorato alla Sanità: «Da 14 anni», dice Miniati, «vado dicendo che le pensioni dei parlamentari o dei consiglieri regionali sono troppo alte. Dicono che dipende dalle leggi. Ma dimenticano di dire che le leggi le fanno loro. Ora io penso che non ci sarà mai chiarezza in questo paese se ci sarà un pugno di cittadini che può decidere autonomamente sulle proprie pensioni. Dicono che la legge Dini è la migliore del mondo. Bene, allora va applicata a tutti, anche ai lavoratori che diventano deputati o consiglieri regionali e che non devono avere due pensioni ma solo una sulla base dei contributi versati». Quanto ai ticket, dice Miniati «sono un colpo mortale alla sanità pubblica. Un provvedimento preso da chi non va mai sugli autobus, non ha mai fatto una fila negli ambulatori, non sa come vive la gente». |