Data: 11/02/2007
Testata giornalistica: Il Centro
In piazza sfila il popolo dell'Unione. Tra i manifestanti Melilla, Mascitelli, Di Pietrantonio, Torlontano

PESCARA. C'era nel 2003, quando a imporre i ticket era stata la giunta di centrodestra, e c'è anche questa volta, a protestare contro i ticket «progressisti».
Carmine Di Stasi, 71 anni, gira avvolto da una bandiera della Cisl, è arrivato a bordo di uno dei 65 pullman organizzati dai sindacati da tutto l'Abruzzo, così come era in prima fila cinque anni fa per la marcia dei pensionati contro la vecchia giunta di Giovanni Pace.
«Che rabbia essere qui oggi» si sfoga non appena scruta taccuini e microfoni, «perché questi signori li abbiamo votati, li abbiamo fatti votare, ed oggi non è cambiato nulla. La destra metteva i ticket, la sinistra mette i ticket. Ma io non vado più a votare».
Come Carmine, nelle strade bagnate di Pescara sfila una parte consistente dell'elettorato dell'Unione: militanti di lungo corso, attivisti sindacali nelle fabbriche, tanti lavoratori attivi dietro gli striscioni della Cgil Funzione pubblica, degli edili della Fillea, della Rsu della Solvay di Bussi, della Fiom, della Uilm.
Antonia Melchiorre di anni ne ha 73, è esente dal pagamento dei ticket come suo marito, ma ha scelto di protestare ugualmente.
«Non c'entra proprio un bel niente che io sia esente dal pagamento» protesta, «come operaia ho sempre protestato anche per solidarietà alle alte categorie, perché è così che va avanti un Paese civile. Non ci tappano la bocca».
Le stesse parole di Michele Giovanbattista, impiegato statale, in piazza «per solidarietà verso chi non può permettersi di pagare i ticket».
Ma non c'è solo la nuova tassa a far scattare la molla della protesta.
Nelle note dei canti delle lotte operaie degli anni Settanta diffuse via megafono, i pensionati e i lavoratori manifestano infatti tutta la loro delusione per alcuni comportamenti della politica.
Fra le bandiere della Cisl di Bussi si parla «del mercato dell'acqua, che ormai è diventata privata per far comodo ai politici», e nella massiccia delegazione della lega di Penne dello Spi-Cgil si lamentano tutti del carovita, «altro che pensioni più alte, qui si muore di fame».
«Ma dove sono tutti quelli che abbiamo votato alla Regione?» si chiede Franca Antonucci, pettorina Uil azzurro-cielo arrivata da vicino Popoli, «ci provassero a richiedermi il voto la prossima volta».
In effetti sono pochi i politici presenti al corteo.
L'unico segretario di partito è Alfonso Mascitelli, coordinatore dell'Italia dei valori, che ha imposto il sabato di lotta a buona parte del suo movimento: fra gli altri ci sono il sindaco di San Giovanni Teatino Verino Caldarelli e il presidente del Consiglio provinciale di Pescara Filippo Pasquali.
«Non siamo imbarazzati a manifestare» dice Mascitelli, «perché non protestiamo contro il governo regionale, ma contro un provvedimento che colpisce le fasce più deboli e che poteva essere evitato».
C'è anche una parte della Quercia in piazza, guidata dal consigliere regionale Gianni Melilla, con i consiglieri comunali di Pescara Davide Pace, Roberto Carulli e Angelo Tenaglia, l'ex senatore Glauco Torlontano, l'assessore Moreno Di Pietrantonio.
«Abbiamo proposto una soluzione d'uscita ai ticket, con il prelievo di risorse dal fondo globale» ricorda Melilla, cui si aggiunge Di Pietrantonio che bolla il provvedimento della Regione come «molto poco di centrosinistra».
Le uniche due bandiere di partito sono quelle di Rifondazione comunista, rappresentata da Isidoro Malandra, Marco Fars e Corrado Di Sante.
«Bisogna far sì che i medici prescrivano i farmaci generici» è la loro proposta, «e far pagare i ticket solo a chi chiede i farmaci griffati».

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