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L'AQUILA. «Sulla metro bisogna mettere un punto fermo, altrimenti il Comune rischia il dissesto per i prossimi dieci anni almeno». L'allarme - e l'invito - è di uno dei tre segretari dell'Italia dei Valori, Carlo D'Emilio. «Se l'impresa chiederà, come è nella condizione di fare, altre riserve e la Comunità europea la restituzione del finanziamento, per il Comune sarà la fine». Secondo D'Emilio, c'è un'unica soluzione, per evitare il disastro economico: «Bisogna portare avanti il progetto, in modo da essere in regola, sia con l'impresa, la Cgrt, che con il ministero e, di conseguenza, con l'Unione europea, che di fatto ha erogato il finanziamento. Una volta portata a compimento la realizzazione della metropolitana di superficie, a prescindere dal percorso, si potrà dimostrare la sua perfetta inutilità per una città come L'Aquila». Una soluzione bizzarra, che D'Emilio, però, giustifica: «In questo modo, il Comune, ma soprattutto noi cittadini, non dovremmo pagare per anni le conseguenze economiche di un'opera concepita male e portata avanti peggio. E all'inizio, con una sorta di complicità trasversale, perché spesso il silenzio è complice». «Il Comune così eviterebbe il dissesto», sottolinea D'Emilio, «perché dall'1 febbraio la Cgrt è nella possibilità di chiedere altre riserve, oltre ai 3,5 milioni di euro già incassati, in più, per i ritardi. E l'Unione europea, visto che l'opera non arriva a conclusione, potrà chiedere la restituzione del finanziamento, che si aggira sui 20 milioni di euro. A quel punto, cosa potrà fare il Comune, se non dichiarare fallimento?». D'Emilio critica la "delega" completa che il Comune ha dato alla commissione per l'arbitrato: «Non può decidere la commissione, su importi di questa grandezza (i 3,5 milioni assegnati alle riserve chieste dalla Cgrt), in maniera inappellabile, e poi la giunta delibera, ma deve essere il consiglio comunale a valutare. È una situazione illegittima». |