Data: 14/02/2007
Testata giornalistica: Il Sole 24ore Trasporti
Bologna torna in utile. Sutti: «Atc si è riconcentrata sul core business e ha tagliato i rami alti». Il preconsuntivo 2006 si chiude con un attivo di 165mila euro, Mol a 12,3 milioni

Per un anno e mezzo, dal suo insediamento nel giugno del 2005 voluto dal sindaco Sergio Cofferati, ha lavorato in silenzio. Ora che ha riportalo l'azienda di cui è presidente, amministratore delegato e direttore generale in leggero utile, Francesco Sutti è pronto a parlare di Atc, la Spa che gestisce il trasporto urbano a Bologna.
«Quando sono arrivato -racconta - il deficit tendenziale stimato era di circa 10 milioni di euro, che si è poi ridotto a 4,2 milioni. Il 2006, invece, l'abbiamo chiuso con 165mila euro di utile. Senza modifiche di criteri contabili rispetto agli esercizi precedenti, senza interventi straordinari a ripiano delle perdite nè aumenti sostanziali delle tariffe. E in controtendenza rispetto a molte altre aziende emiliane che hanno lanciato l'allarme conti». Come l'Atcm di Modena e l'Act di Reggio Emilia.
Sutti, che ha alle spalle una carriera di manager vissuta tutta nell'industria - ha lavorato in Olivetti e Zanussi, è stato Ad delle Officine Rizzoli, della svizzera Hiross, della Saffapack e, da ultimo, del Gruppo Rdb di Piacenza dopo un'esperienza come direttore generale di Cmc Ravenna e Ad della controllata Estero -, mette subito sul piatto i dati dell'Ebitda e gli ammortamenti netti. «Non c'è trucco. Il Mol - continua - è salito dai 5,6 milioni del 2004 agli 8,7 del 2005 fino ai 12,4 milioni del preconsuntivo 2006, mantenendo un altissimo livello di ammortamenti: quasi 14 milioni di euro. A testimoniare che abbiamo continuato a investire in maniera significativa».
Innanzitutto sul parco mezzi per migliorare il comfort degli utenti e il rispetto dell'ambiente: l'età media della flotta si è abbassata da 9,3 a 8,8 anni e ben 605 mezzi su 1.000 sono dotati di aria condizionata. Nel 2008 tutto il parco urbano sarà a metano, elettrico o ibrido.
Due i rimedi principali della cura Sutti per Atc: riconcentrare l'azienda sul core business, «facendo girare gli autobus in orario e migliorando la qualità», e tagliare il «vertice frondoso che avevo ereditato. «Quando Atc è diventata una Spa - spiega - c'è stata un'ubriacatura di partecipazioni incrociate in una miriade di società, con Roma, Firenze, Salerno e Cagliari, con Pesaro, Forlì e Rimini. Erano costose, inutili e anche illegittime, Le ho chiuse tutte, a partire dall'alleanza Tp.Net, finita poi nel mirino dell'Antitrust. E ho tagliato in alto: ho snellito le posizioni apicali, e concentrato su di me la direzione. Ho smantellato la struttura di marketing, senza alcun conflitto, struttura di cui un'azienda di Tpl non ha bisogno. Il numero di quadri e amministrativi è sceso da 330 a 271 e le consulenze sono state drasticamente ridotte».Misure che hanno consentito di contenere i costi mentre aumentavano i ricavi: un paio di milioni dalla sosta tariffata, un milione di contributo aggiuntivo della Regione, e quasi cinque milioni dallo Stato per il rinnovo del contratto.
Per il futuro Francesco Sutti prepara l'integrazione tra servizi su gomma e su ferro in vista del Sistema ferroviario metropolitano che nascerà con il completamento dell'Alta velocità, partendo dai treni locali tra Vignola e Bologna che già gestisce. «La nostra specializzazione - precisa - è spostare la gente, su binario, e su strada non fa differenza». Intanto, però, Bologna è l'unica Provincia che non ha bandito la gara per il Tpl. «Sono favorevole alla competizione, a patto che si tratti di gare vere. In Emilia -fa notare - le gare non sono state vinte sulla base della competitività delle aziende. Chi ha fatto le aste ha chiuso i bilanci in perdita».
Ma per non aprire alla concorrenza Atc Bologna sta lavorando all'unificazione con Ferrara, che allunga il periodo transitorio a fine 2008. «E un progetto che coltivo da quasi due anni e che comprendeva anche Modena. In tre anni - sostiene - la nuova Spa sarebbe stata in piedi da sola. Poi Modena si è sfilata, quindi partiamo con chi ci sta, cioè Ferrara. Il nanismo delle imprese di Tpl va superato nei fatti, con le aggregazioni possibili: nessun pasticcio consortile, nessuna spartizione di governance ma fusioni per dare corpi a un processo di progressiva industrializzazione».

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