Data: 29/04/2006
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Gamberale e Autostrade, divorzio con lite. «Tratta l'uscita». «Non mi sono dimesso, sulla fusione il consiglio ci ripensi»

ROMA - Alla fine la corda si è spezzata. L'amministratore delegato di Autostrade, Vito Gamberale, ha dato mandato al proprio legale di definire un rapporto di lavoro che durava da sei anni. Non sono ancora dimissioni formali, peraltro smentite dallo stesso interessato. Ma forse è questione di ore. È stata la stessa società rispondendo alla Consob, a rendere noto il fatto puntualizzando che Gamberale sarebbe stato messo al corrente del progetto di fusione con Abertis «giovedì 20 aprile», il giorno prima che il progetto diventasse di pubblico dominio, e che non avrebbe manifestato in seguito «riserve e obiezioni». Versione però definita «non veritiera» dallo stesso Gamberale. Un esito simile non era difficile da immaginare. A Gamberale quell'operazione non piace: ieri ha detto di sperare che il consiglio del 2 maggio rimediti sulla fusione, «soprattutto per gli interessi del Paese». E non è un mistero che l'asse di ferro fra il manager abruzzese e Gianni Mion non c'è più da tempo. Il braccio destro di Gilberto Benetton, principale azionista di Autostrade, un asse di ferro in verità ce l'ha sempre: ma con il presidente Gian Maria Gros-Pietro, considerato fino a poco tempo fa elemento di puro prestigio aziendale. Non a caso, a differenza di Gamberale, è grande sostenitore della fusione con Abertis. Le tre posizioni sono così sintetizzate da uno che li conosce bene: «Gamberale è convinto che non sia una cosa buona per il Paese, Gros-Pietro che sia una cosa buona per il Paese, Mion che sia una cosa buona per i Benetton».
Le strade, quindi si dividono. E non senza paradossi. Gros-Pietro si trova a parteggiare per un'operazione che fa inorridire il centrosinistra essendo uno dei manager più stimati da quello schieramento: Romano Prodi lo nominò nel 1997 alla presidenza dell'Iri. Gamberale, che è sempre stato considerato un inguaribile boiardo, non è invece escluso che vada a gestire un grande fondo di private equity per le infrastrutture che avrebbe l'obiettivo di contrastare l'invasione straniera anche in questo campo. Il fondatore di Clessidra, Claudio Sposito, ieri l'ha esplicitamente candidato. E fra i due, a quanto pare, non manca la sintonia.
Di cavalieri bianchi per costringere gli spagnoli alla ritirata, del resto, all'orizzonte non se ne vede neanche l'ombra. Francesco Gaetano Caltagirone era in passato seriamente interessato alle Autostrade ma fu bloccato con la motivazione che aveva interessi nelle costruzioni. Adesso ha altre cose per la testa, come le banche e i giornali. Gli altri operatori privati, come Marcellino Gavio e Vito Bonsignore sono troppo piccoli. Ci sarebbe la Cassa depositi e prestiti, che potrebbe diventare con l'aiuto delle fondazioni bancarie una specie di holding delle reti. Ma su questa idea grava la spada di Damocle dell'Unione Europea.
Poi c'è l'Anas, in cui forse qualcuno nel centrosinistra aveva forse eccessivamente confidato, dopo il comunicato, apparentemente bellicoso, di convocazione dei vertici di Autostrade per le spiegazioni del caso. La revoca della concessione è una minaccia che non esiste. Intanto nel consiglio ci sono molte divisioni. Per giunta il presidente Vincenzo Pozzi non può essere arruolato fra i nemici di Autostrade. Tutt'altro. Ha lavorato a lungo per quel gruppo e prima di approdare alla società pubblica era alla testa della Rav, di cui Autostrade è importante azionista. Soprattutto, la sua Anas ha dato via libera alla nuova convenzione che ha spianato la strada a un aumento delle tariffe autostradali giudicato da molti ingiustificato. Inoltre Pozzi scade fra un anno (una norma transitoria dello statuto della nuova Anas spa prevede che il primo consiglio di amministrazione dura in carica non tre, bensì quattro anni) e con il centrosinistra difficilmente può sperare nella riconferma. In ogni caso da qui al 2007 le sue mosse saranno osservate al microscopio. Compresa l'ultima, quella di affidare a una commissione esterna la due diligence dell'operazione. Che alcuni già interpretano coma un preludio alla classica bolla di sapone.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it