Data: 14/02/2007
Testata giornalistica: Trambus
Un po' di numeri ci spiegano il tpl. Un gigante rimasto nano di Maurizio Sgroi

Abbiamo trovato alcuni dati che crediamo possano servire a valutare meglio la questione del trasporto locale. Con la riforma delle ferrovie di fine anni '90, le Regioni sono diventate titolari di una rete ferroviaria lunga 3.528 km, vale a dire il 18% rispetto ai 15.864 km della rete di media e lunga percorrenza gestita da Fs. Sui treni regionali e locali sono stati trasportati, nel 2003 (dati Dexia-Crediop), 707.995.000 passeggeri rispetto ai 497.936.000 ospitati sulle linee Fs (nazionali e locali). Per la gestione della rete, le Regioni hanno ricevuto, nel 2006, finanziamenti dallo Stato (ex Fondo nazionale trasporti) pari a 3 miliardi e 211 milioni di euro (dati Asstra). Ebbene, a fronte di ciò, con la finanziaria sono stati stanziati 300 milioni di euro (triennio 2007-2009). Altre risorse (101 milioni) sono stati previsti per migliorare lo standard di sicurezza. Il pregresso continua però a pesare sulle finanze regionali. Il rimborso dell'Iva sui contratti di servizio per il trasporto pubblico stipulati dalle Regioni, ammontava a fine 2004, a 66.534.284 euro. Questo malgrado la domanda di mobilità sia in aumento: fra il 2000 e il 2004, la modalità "mezzi pubblici" per gli spostamenti nelle aree urbane (oltre 250 mila abitanti) è passata dall'11,8 al 12,7%. La strada da recuperare, è il caso di dirlo, è ancora lunga se è vero - secondo la stessa ricerca - che in Europa i servizi pubblici hanno un mercato degli spostamenti che oscilla tra il 56% di Londra e Stoccolma, il 47% di Barcellona a fronte di quote che non superano il 29% a Roma, Milano e Torino. Il Censis ha calcolato in 10,3 anni l'età media degli autobus in Italia, con punte fino a 14 anni nel Molise, contro una media europea stimata in 7 anni. Chiaro no?

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