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PESCARA. L'aliquota dell'addizionale Irpef, che scende dallo 0,5 allo 0,49 per cento. La fascia di esenzione, che sale fino a 15.050 euro. Oltre 2.500 emendamenti dell'opposizione, su un totale di 2.600, che vengono annullati con un colpo di teatro della maggioranza. Ieri, la seconda giornata del consiglio comunale, dedicata all'esame della delibera contenente l'aumento della tassa, è stata ricca di sorprese. Il centrosinistra con un paio di subemendamenti e una pregiudiziale, presentati dal consigliere della Margherita, Enzo Del Vecchio, è riuscita a mettere in scacco l'opposizione, che ha continuato il gioco dell'ostruzionismo con la discussione dei suoi emendamenti, per bloccare i lavori dell'aula in segno di protesta contro l'incremento del tributo locale. Anche ieri si è assistito ad uno scontro durissimo. Il capogruppo dell'Udc, Carlo Masci, ha tirato fuori persino degli atti dirigenziali per contestare alcune spese sostenute dall'amministrazione negli ultimi anni. Il più curioso riguarda un presunto incarico a un cittadino per controllare il comportamento dei residenti di Portanuova. Ma ecco i fatti. La seduta comincia con la votazione del primo emendamento presentato dall'opposizione che prevede la cancellazione dell'aumento allo 0,5 per cento dell'aliquota dell'addizionale Irpef. La proposta viene bocciata con i voti contrari della maggioranza. Si passa al secondo emendamento, sempre dell'opposizione, per riportare l'aliquota allo 0,1, cioè allo stesso livello dell'anno scorso. Qui il colpo di scena. Un subemendamento, presentato da Del Vecchio, per cambiare l'aliquota allo 0,49 per cento, si trasforma in un cavallo di Troia per annullare cinque emendamenti dell'opposizione. Il Polo smaschera il piano e ritira il suo emendamento per far decadere la proposta dell'esponente della Margherita. Ma non ci riesce. Del Vecchio interviene e fa propria la richiesta di modifica presentata dal centrodestra. Esplode in aula la contestazione dell'opposizione. «E' un insulto alla democrazia, considero illegittima questa votazione», dice Augusto Di Luzio (An). «Sto applicando ciò che prevede il regolamento», ribatte Del Vecchio. Emendamento e subemendamento vengono varati. Successivamente, lo stesso consigliere si rende protagonista di un altro blitz. Presenta e fa approvare una pregiudiziale con cui vengono dichiarati inammissibili, perché in contrasto con la legge, duemila emendamenti sull'introduzione di più aliquote per l'addizionale. In nottata, lo stesso gioco viene ripetuto con il varo di un altro subemendamento, sempre di Del Vecchio, che fa salire fino a 15.050 il limite di reddito per l'esenzione Irpef. Saltano altri 500 emendamenti del Polo. La seduta si chiude così. Si prosegue oggi, alle 16,30. L'imposta diventa meno cara Adesso più di 6 mila famiglie non pagheranno nulla
PESCARA. Cresce la fascia di esenzione, cala l'aliquota unica. L'aumento dell'addizionale Irpef per quest'anno si fa un po' meno pesante con le modifiche approvate ieri in consiglio. In pratica, sale il numero dei cittadini che non dovranno pagare il tributo, mentre i contribuenti con i redditi al di sopra dei 15.050 euro dovranno versare alle casse comunali meno di quanto stabilito inizialmente. Si tratta, comunque, di modifiche che potrebbero subire ulteriori aggiustamenti prima dell'approvazione definitiva della delibera sull'addizionale. L'assessore al bilancio, Camillo D'Angelo, del resto non esclude che l'aliquota, fissata ieri allo 0,49 per cento, possa tornare allo 0,5 come previsto inizialmente dalla giunta. Chissà se sarà possibile farlo. Nel frattempo, vediamo che cosa cambia per i contribuenti. Partiamo dalla fascia di esenzione, cioè la «no tax area». L'accordo raggiunto lunedì scorso tra amministrazione comunale e sindacati prevedeva un raddoppio, da 7.500 a 15.000 euro, del limite massimo di reddito entro il quale non pagare l'addizionale Irpef. Questa'operazione esentava dal pagamento 6mila famiglie. Ma ieri il limite è salito ancora, fino a 15.050 euro e questo intervento deciso in aula dovrebbe far crescere ulteriormente il numero dei contribuenti che non dovranno versare nulla. Oltre il tetto di reddito di 15.050 euro, invece, si applica l'aliquota unica, che sale dallo 0,1 per cento dell'anno scorso, allo 0,49. Non più, quindi, allo 0,5. Ecco alcuni esempi pratici. Per un reddito di 20.000 euro, la tassa aumenterà da 20 euro, versati nel 2006, a 98 di quest'anno. Con l'aliquota allo 0,5 invece la spesa salirebbe fino a 100 euro, cioè 2 euro in più. Per un reddito di 30.000 euro, la tassa crescerà dai 30 euro, ai 147. Con il 5 per cento il pagamento sarebbe di 150 euro, cioè 3 euro in più. Infine, con 45.000 euro, l'imposta passerà da 45 euro a 220,5. Con l'aliquota al 5, l'importo diventerebbe di 225 euro, cioè 4,5 euro in più. |