Data: 14/02/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Sindacati in piazza, trent'anni dopo. Epifani: ci inquieta e ci colpisce la giovane età di molti degli arrestati

Presidio alla Fiom di Milano, Bertinotti fa appello all'«unità di popolo» che sconfisse il partito armato. Cgil, Cisl e Uil portano la loro solidarietà a Pietro Ichino. «Ma voi non avete nessuna responsabilità»

ROMA. «Ci inquieta e ci colpisce». Il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani commenta così i 15 arresti dei brigatisti, alcuni iscritti alla Fiom-Cgil. Secondo il leader sindacale deve preoccupare soprattutto la loro giovane età. Il sindacato ha subito sospeso i personaggi che sono stati arrestati, a Padova è prevista per oggi una riunione aperta alla stampa del segretario generale della Fiom Claudio Rinaldini, ci saranno manifestazioni unitarie con Cisl e Uil, mentre ieri pomeriggio c'è stato un presidio alle 17,30 della Fiom di Milano.
In un comunicato della federazione dei metalmeccanici lombardi si asserisce che «chi inneggia alla lotta armata, chi fa parte o fiancheggia gruppi violenti, è da sempre nemico di chi si batte per un posto di lavoro sicuro, per un salario dignitoso, per estendere i diritti nei luoghi di lavoro».
Ieri i segretari milanesi di Cgil, Cisl e Uil sono andati a trovare Pietro Ichino, il giuslavorista nel mirino dei nuovi brigatisti e iscritto alla Cgil dal 1969.
Ichino, sotto scorta dal 2002, non ha dubbi sul fatto che il sindacato non abbia alcuna responsabilità: «Non si possono attribuire responsabilità alla Cgil. Chiunque voglia pescare in un ambiente sindacalizzato e di sinistra é chiaro che si iscrive alla maggior confederazione sindacale, e non ha neppure difficoltà a mimetizzarsi all'interno di una organizzazione di cinque milioni di iscritti».
Francesca Re David, responsabile organizzativa della Fiom, ha espresso ieri «piena fiducia nella magistratura». Ha tenuto a precisare che nessuno sospettava della doppia faccia degli arrestati: «È una cosa assolutamente sorprendente e inattesa, soprattutto per i compagni che stavano nel direttivo di Padova. La struttura della Fiom di Padova è sotto choc, non avevamo avuto alcuna avvisaglia».
Fuori dalle federazioni sindacali si invita «a fare una riflessione attenta, un approfondimento anche sulle radici di questo fenomeno», come suggerisce il ministro per lo Sviluppo Pierluigi Bersani. Oppure si esortano le organizzazioni dei lavoratori «a tenere la guardia alta» perchè il terrorismo «è un pericolo molto consistente e reale» come dice il sindaco di Bologna ed ex segretario generale della Cgil Sergio Cofferati. Il presidente della Camera Fausto Bertinotti ricorda come «il sindacato ha forse avuto il compito più difficile nella lotta contro il terrorismo: quello di prosciugare l'acqua in cui nuotavano i pesci terroristi e l'ha fatto con grande coraggio e determinazione». Bertinotti aggiunge che negli anni di piombo «l'unità di popolo fu decisiva e sconfisse il terrorismo». E che anche oggi «ci vuole una mobilitazione delle coscienze contro il terrorismo e per bandire la violenza».
Giorgio Airaudo, mitico segretario generale dei metalmeccanici di Torino (ci sono 150.000 operai tra Fiat e indotto) che è stato alla testa del movimento della Val di Susa e dei malumori sulla Tav, dice con un certo orgoglio che alla Fiat e in tutto il Piemonte il terrorismo, che era fortissimo negli anni Settanta, non si è più riproposto. «E' anche vero che noi abbiamo ancora gli anticorpi del terrorismo che c'è stato» ammette il dirigente sindacale «siamo stati scottati e tutti gli operai sanno che il terrorismo non ha mai aiutato i salari e i posti di lavoro». Aggiunge che c'è una vigilanza nelle singole fabbriche. Ad esempio in val di Susa «se i ragazzi si calavano i passamontagna, la gente li isolava. La tensione, la conflittualità è un buon argine all'esaltazione della violenza. La partecipazione democratica serve anche a far ragionare i giovani».
Insomma, dice Airaudo, «lo slogan della non-violenza è passato proprio perchè i movimenti sono stati profondi e la conflittualità alta». Il sindacato metalmeccanico di Torino sta in tutti i movimenti di massa che si sono creati: «Il segreto - conclude il sindacalista - sta nel ricondurre tutti alla ragione senza suscitare frustrazioni».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it