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SULMONA. Un viaggio infernale cominciato alle 10.40 da Perugia e che si è concluso alle 22.45 a Roccaraso. Un viaggio della disperazione tra responsabili Trenitalia maleducati, attese infinite di mezzi alternativi vecchi e inadeguati, di viaggiatori e bagagli ammassati in un ducato non sufficiente per tutti, tant'è che qualcuno si è dovuto pagare un taxi. La storia la racconta a PrimaDaNoi.it Giulio Martinelli uno degli sfortunati viaggiatori Trenitalia che descrive una situazione «ai limiti del normale sulla Terni-Sulmona». «Sono partito da Perugia alle 10:40 di venerdì. Sono arrivato a Terni e ho cambio per Sulmona. Arrivati a L'Aquila, dove non era previsto scalo, il treno si è fermato. Dopo più di mezz'ora ci hanno informato che il treno non sarebbe ripartito ma che era stato soppresso». Così, di punto in bianco. Mentre era in viaggio e «non sarebbero state attivate corse sostitutive, neppure in pullman». Martinelli si reca dal controllore e la risposta parla da sola: «ma lei ci è andato a scuola? Sa che i guasti non sono prevedibili e che quindi non esistono piani d'emergenza?». Dopo le spiegazioni "tecniche" di Trenitalia il viaggiatore si è recato dalla polizia ferroviaria per protestare: «mi hanno detto di aspettare il treno successivo, che non era colpa di nessuno e che non si poteva fare niente. Allora ho chiamato, a mie spese, la sede operativa di Ancona dove mi hanno garantito che avrebbero risolto la situazione». Nell'attesa i viaggiatori sono andati in biglietteria per farsi risarcire almeno il viaggio e lì, fortunatamente, non ci sono intoppi. Quando però è arrivato il pullman per Sulmona: «ci hanno comunicato che quelli che si erano fatti rimborsare il biglietto non potevano salire a bordo. Al che abbiamo fatto in modo che non uno ma tutti si facessero rimborsare il biglietto». L'unione in certi casi fa la forza e gli sfortunati viaggiatori sono riusciti a ripartire, con il rimborso in tasca. A Sulmona sono arrivati alle 17:30. Lì li aspettava una corsa sostitutiva per Castel di Sangro. «Conoscendo la tratta», racconta Martinelli, «sapevo che il bus è un piccolo Ducato le cui porte sono rette con lo spago. Dato che eravamo più di trenta e molti dovevano ancora arrivare a Sulmona con altri treni, abbiamo sollecitato l'arrivo di un mezzo più grande. Ci hanno detto di non preoccuparci». Ma alle 19 «arriva il solito Ducato. Siamo saliti ma molti sono rimasti fuori e hanno giustamente protestato, perché li avevamo anche avvertiti?Dopo più di mezz'ora è arrivato un altro Ducato, ma non era ancora sufficiente e due ragazze hanno dovuto chiamare un taxi. Siamo arrivati stipati in questo modo a Roccaraso alle 20. 45.Con 6 ore di ritardo sulla tabella di marcia per una tratta di 150 km scarsi». |