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PENSIONI Prima si parlerà di ammortizzatori ROMA. Il tavolo di confronto tra governo e parti sociali su pensioni, welfare e pubblico impiego si aprirà con il piano del governo per riformare gli ammortizzatori sociali. «La quota di risorse in più che deriva dal recupero dell' evasione fiscale e contributiva deve essere utilizzata per lo stato sociale e in particolare per rinnovare gli ammortizzatori sociali», ha ripetuto ierii il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, in vista della convocazione del tavolo, la cui data, da collocarsi verso il 15 marzo, è attesa dai sindacati nella prossima settimana. Sempre per metà marzo, infatti, dovrebbero essere noti i dati della trimestrale di cassa, che dovrebbero dare conto al governo delle risorse in più utilizzabili per avviare i percorsi di riduzione della pressione fiscale, di riforma degli assegni familiari, di ritocco delle pensioni più basse e dell'estensione delle tutele per il mercato del lavoro. Un puzzle che cercherà di essere ricomposto al tavolo con le parti sociali che, appunto, partirà con la riforma degli ammortizzatori. AMMORTIZZATORI. Un capitolo che, secondo le prime indiscrezioni, potrebbe avere da solo un costo tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro. E lo stesso Damiano, che pur rimarcandone la necessità ha da sempre sottolineato l'onerosità di questi interventi, conta infatti di utilizzare quelle «quote» in più di risorse che stanno derivando dall'aumento delle entrate fiscali e contributive. «Questi soldi dovranno servire per migliorare le tutele per l'indennità di disoccupazione e soprattutto per garantire contributi figurativi per i giovani che avranno un percorso lavorativo discontinuo» ha detto il ministro che ha già nel cassetto il piano di riforma degli ammortizzatori che presenterà alla trattativa con sindacati e imprese e che dovrà essere esaminato parallelamente agli argomenti ad esso correlati, a cominciare dalle pensioni. Il piano. Stando alle prime indiscrezioni, il piano punta sull'aumento dell'indennità di disoccupazione, che potrebbe salire dal 50 al 60% dell'ultimo stipendio percepito, e ad una riforma della cassa integrazione. Il sussidio, come ha più volte ribadito il ministro, sarà strettamente legato a percorsi di riqualificazione professionale e, soprattutto, all'accettazione di proposte di nuovo impiego. Sarebbe inoltre previsto un accorpamento tra cassa integrazione ordinaria e straordinaria, mentre le tutele sociali dovrebbero essere estese alle imprese con meno di quindici dipendenti, agli atipici e precari. PENSIONI. E' inoltre prevista la garanzia di contributi figurativi per i lavori discontinui. Su questo punto il progetto si lega a quello della revisione del sistema pensionistico, per il quale il governo dovrebbe mettere a punto una proposta la prossima settimana. Oltre all'unificazione degli enti previdenziali Inps, Inail, Ipsema, Enpals e Ipost (o soltanto alcuni di essi) già prefigurata nella scorsa Finanziaria, il governo dovrà dire la sua sul superamento dello scalone, o con l'innalzamento dell'anzianità a 58-59 anni o con l'adozione di un sistema di quote che somma l'età anagrafica e quella contributiva, e sui coefficienti di trasformazione che allo stato dovrebbero comportare un calo del 6-8 per cento del calcolo della futura pensione. |