Data: 08/03/2007
Testata giornalistica: La Repubblica
Treni e biglietti, l''Italia in ritardo sull'Europa

Sui treni italiani si scrivono tanti articoli, si pubblicano tante inchieste, e anch'io faccio la mia parte. Ma forse il punto di partenza per ogni ragionamento è il prezzo dei biglietti: tema di attualità, perchè si sono avuti aumenti di recente, altri aumenti sono previsti.
Dunque: è giusto aumentare? Ebbene, sì: non esito ad affermare, affrontando l'impopolarità, che è giusto. E mi basta il confronto, per giungere a questa dolorosa conclusione, con gli altri paesi dell'Europa industriale. Si prenda come esempio un viaggio sui seicento chilometri: Roma - Milano, pari su per giti a Hannover-Monaco in Germania, a Parigi-Valence in Francia (a essere precisi, un percorso rispettivamente di 632, 640 e 617 chilometri). Ed ecco i prezzi: prima classe, 74 euro in Italia contro 159 in Germania, 115 in Francia; seconda classe, 51 euro in Italia contro 101 in Germania, 115 in Francia. Anche maggiore è la differenza nelle tariffe dei treni regionali: su un percorso di 17 chilometri, il prezzo in Italia è, in prima classe, 1,9 euro: in Germania 5,l, in Francia 4,6; in seconda classe, 1,3 in Italia, 3,4 in Germania, 3,1 in Francia. Ora, non credo che in quei due paesi, Francia e Germania, i passeggeri siano stupidi; e non credo neanche che i gestori delle ferrovie, in Francia e in Germania, vogliano arricchirsi, per pranzare ogni giorno a caviale e champagne. Se i passeggeri francesi e tedeschi pagano il doppio di quel che paghiamo noi, ci sono senza dubbio buone ragioni.
Si dice: ma all'estero i treni sono puntuali, puliti, comodi; in Italia sono in ritardo, scomodi e sporchi. E in genere questo è vero. Ma il servizio efficiente ha un costo: le carrozze, la manutenzione, le infrastrutture non cadono dal cielo, bisogna pagarle. Il passeggero di quei paesi che ho citato, e di altri allo stesso livello, è disposto a pagare. Il passeggero italiano non solo non è disposto a fare altrettanto; ma insorge, indignato, ogni volta che sente parlare di aumenti, trovando l'appoggio di sindacati e partiti, e perfino (talvolta succede) di ministri, che quando si parla di aumenti nei servizi pubblici assumono un'aria fra diffidente e offesa come se pensassero che i gestori delle ferrovie vogliono aumentare i prezzi dei biglietti per arricchirsi.
E qui il discorso si allarga: fino a coinvolgere lo spirito civico del cittadino italiano. Il quale si attende dall'ente pubblico, dalle pubbliche istituzioni, cioè dallo Stato, più di quel che è disposto a dare. Il servizio ferroviario è scadente? Si migliori. Il miglioramento costa? Qualcuno paghi. Paghino le ferrovie, e se le ferrovie sono in bolletta, paghi lo Stato. Stesso discorso per ogni altro servizio: assistenza sanitaria, pensioni, pubblico impiego. Se qualcuno propone di imporre un modesto ticket per limitare gli sprechi, se qualcuno propone di modificare l'età pensionabile, se qualcuno osa mettere in discussione gli organici negli enti pubblici, grandi proteste: ogni cittadino vuole conservare i suoi privilegi. Paghi lo Stato. Salvo evadere poi il fisco quando lo Stato, a sua volta, chiede timidamente soldi per fare fronte ai suoi impegni. Concludeva l'altro giorno l'Economist, dopo avere preso atto che il nostro governo rinuncia, con ogni probabilità, ad arginare la spesa per le pensioni: Poor Italy, povera Italia. Temo che abbia ragione. Torniamo ai treni: per rendere definitiva la mia impopolarità, vorrei concludere con una nota sulla pulizia dei treni. Scrivono spesso i lettori che i treni sono sporchi, che i gabinetti sono indecenti (qualcuno scrive: voltastomaco). Mi associo alla protesta. La pulizia dei finestrini è certamente compito delle ferrovie: le condizioni dei finestrini non dipendono da noi che viaggiamo. Ma i gabinetti? Ritengo che la mattina, quando il treno parte per il suo primo viaggio della giornata, i gabinetti siano ragionevolmente puliti; che lo stomaco non lo rovescino. Perchè diventano indecenti a mano a mano che il viaggio prosegue? Non credo che sia colpa dei ferrovieri.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it