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L'intervista. Nel salotto di casa circondato dall'affetto dei familiari. Poi gli esami medici a Chieti. "Quella sera in cella con Masciarelli Cucinò per me le crepes al cioccolato e disse: tranquillo, usciremo presto da qui dentro" MONTESILVANO. «Sto male, tra qualche ora sarò ricoverato». Il colorito del viso è scuro, i capelli più lunghi rispetto al vecchio look istituzionale, la barba incolta. Enzo Cantagallo da 36 ore è libero a tutti gli effetti, ma esternamente non dà l'impressione di essere felice più di tanto. L'istanza di scarcerazione firmata dal suo legale, Giuliano Milia, è stata accolta dal pm Gennaro Varone e dal giudice per le indagini preliminari nel pomeriggio di giovedì, e notificata alle 18,30, con qualche ora di ritardo, perché la polizia penitenziaria non è riuscita a trovare la villa di Montesilvano Colle. A carico dell'ex sindaco non ricorrono più pericoli di reiterazione dei reati contestati, né di inquinamento delle prove. «La prima cosa che ho fatto appena ottenuto la scarcerazione è stata quella di prepararmi per farmi accompagnare dal mio legale», dice l'ex sindaco seduto sulla poltrona della cucina di casa in attesa del pranzo. Accanto a lui il padre, dal volto cupo, e la madre, dall'aria solare e serena. Più in là il figlioletto, di quasi due anni e mezzo, che gioca tra un mucchio di giocattoli. Non ha mai saputo nulla della vicenda del papà, lo ha visto solo nei telegiornali senza capire una parola di ciò che si diceva. E' lui il più felice di tutti. «Appena finito l'incontro con il mio avvocato», prosegue Cantagallo, «sono tornato a casa. Ho fatto dire dai miei famigliari che ero a cena con amici perché non mi sento bene e non avevo voglia di incontrare nessuno. Sono rimasto a casa con la mia famiglia, ora più unita di prima». Una esperienza drammatica quella ripercorsa dall'ex sindaco: 108 giorni trascorsi agli arresti, prima a San Donato, per 67 giorni, e poi a casa, per i rimanenti 41. E' preoccupato Enzo Cantagallo perché ha qualche problema di salute e il suo medico curante, Luigi Amoroso, ha ritenuto necessario farlo ricoverare urgentemente per alcuni accertamenti. Probabilmente sono legati all'ipertensione e da ieri sera l'ex sindaco è sotto osservazione nel reparto di nefrologia dell'ospedale San Camillo, a Chieti. «E' stata una esperienza indescrivibile, bruttissima, che ti segna per tutta la vita e non dimentichi mai. In questi mesi mi ha salvato solo il grandissimo affetto di mia moglie e dei miei figli. Loro mi hanno dato la forza per andare avanti e ho capito quanto possa essere importante il valore della famiglia». La cosa più difficile era far passare il tempo». «Avrò letto almeno venti romanzi. Leggevo tutto il giorno. Non c'era altro da fare. Molti libri narravano storie vicine alla mia, ma non mi aiutavano molto. Tutto il giorno lo passavo nel mio letto a castello, in una cella di 4 metri per 2». Seppur nella difficoltà del momento, Cantagallo ha ricevuto tutti i giorni tantissimi segni di solidarietà da parte del personale e degli altri detenuti. «La cosa che mi ha stupito di più è stato il trattamento ricevuto. Tutti mi hanno voluto bene». «Il comandante del carcere ogni mattina si accertava se avessi bisogno di qualcosa e il cappellano, don Giancarlo, mi ha dato grande forza. Non so se avessero paura di un mio gesto sconsiderato, come è già accaduto. Anche gli altri detenuti hanno avuto un grande rispetto per me. Era come se mi trattassero da "sindaco". Non te l'aspetti da gente che ha addosso una condanna a 30-40 anni di galera. Ogni giorno "all'aria" ricevevi una parola di conforto, ma c'era da spararsi». "L'aria" è il periodo della giornata dove i detenuti possono uscire per camminare, dalle 8.30 fino alle 11.30, e dalle 14.30 alle 15.30, all'interno di un piazzale di cemento racchiuso tra quattro mura altissime e con sopra il cielo. Il compagno di cella di Cantagallo è stato Luca Agiato, un ragazzo di circa 25 anni condannato per omicidio. Dovrà scontare altri 20 anni di carcere prima di poter tornare libero. «Luca è stato un grande amico. Mi ha trattato con una cordialità estrema e non me lo sarei mai aspettato. La mattina mi portava il caffè a letto e cucinava anche per me. Mangiavamo di tutto, pasta e bistecche in particolare. Quando è stato rinchiuso non sapeva fare niente. Era diventato un bravissimo cuoco». Ma tra i compagni di carcere, trenta in tutto nel suo girone, c'è una persona di conoscenza dell'ex sindaco che è riuscito a dargli molto conforto. Si tratta di Giancarlo Masciarelli, l'ex responsabile della Fira coinvolto nell'inchiesta "Bomba". «Giancarlo mi ha dato una grande mano. Ci vedevamo all'aria e sapeva consigliarmi. Mi diceva: "Enzo passerà. Usciremo da qui e ricominceremo tutto da capo". Così pensavamo di stare già fuori e io mi sentivo meglio». Cantagallo racconta anche della notte passata in cella con l'ex presidente della Fira. «Giancarlo è un grande chef. Quella sera, al termine della cena, si mise al fornello e fece due crepes al cioccolato buonissime. Eravamo molto amici anche prima, e quindi siamo stati bene insieme». Se potesse tornare indietro non cambierebbe nulla. Però Cantagallo ha qualcosa che gli è rimasto come un sassolino nella scarpa: «Pensavo di riuscire a regalare alla città il teatro. Ci eravamo vicinissimi dopo l'accordo con l'architetto Tagliabue di Barcellona. Ora non si realizzerà mai più». Quanto ai compagni di partito della Margherita e sul futuro di Montesilvano, l'ex sindaco confessa: «Tutti hanno avuto paura dopo il mio arresto e sono spariti. Ora temo che questa vicenda possa fare del male alla città. Abbiamo fatto tanto negli ultimi dieci anni per la sua crescita e lo abbiamo dimostrato. E se devo essere sincero, in questo momento non vedo un grande futuro per Montesilvano». L'ex sindaco torna ai suoi affetti, riassapora il piacere degli oggetti di casa. Anche quelli che fino a qualche mese fa apparivano insignificanti. La cella di 4 metri per 2 è ormai un ricordo. Anche se non si è trattato solo di un brutto sogno. |