Data: 19/03/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Rai 3, inchiesta sul «caso Fasciani». L'elezione della parlamentare Ds in prima serata a «W l'Italia»

PESCARA. Una foto della parlamentare dei Ds Pina Fasciani mostrata ai cancelli della Fater e nel mercato coperto di Pescara vecchia, e una serie di risposte secche: «No, non la conosco». Inizia così, in prima serata su Rai Tre, l'inchiesta che il giornalista Riccardo Iacona dedica alla scelta della classe dirigente dell'Ulivo a Pescara, all'interno degli speciali di «W l'Italia».
Sugli schermi di tutta Italia sfilano i maggiori esponenti della Quercia pescarese, protagonista alla vigilia delle elezioni di un duro confronto interno proprio sulla scelta della donna da candidare alla Camera, alle spalle di Romano Prodi e Piero Fassino. Quella scelta lacerò i Ds, alle prese con tre nomi: l'allora capogruppo al Comune Viola Arcuri, Tecla Rosa all'epoca vicesindaco di Penne, e appunto Pina Fasciani. E Iacona cerca di ricostruire quella scelta. Il primo ad essere intervistato è Paolo Castellucci, segretario della Cgil di Pescara, dove la parlamentare ha lavorato a lungo. «Sono passati almeno dieci anni da quando è andata via» risponde al giornalista che gli chiedeva se era una candidatura di estrazione sindacale.
La troupe di Iacona si sposta allora verso le sezioni, chiamate nel 2006 a scegliere - attraverso una consultazione interna - chi doveva essere la candidata da nominare. Le telecamere inquadrano i verbali delle assemblee che indicano i nomi di Arcuri e Rosa. «No, non indicammo Pina Fasciani» ammettono Roberto Ferrini, segretario della sezione più grande della città, la «Di Vittorio», e Silvana Di Meco, portavoce delle donne Ds dell'Unione comunale. Lo stesso emerge, nell'inchiesta, «dai verbali delle 13 sezioni dell'area vestina». Le telecamere si accendono allora sulle due candidate «bruciate», sulla loro esperienza elettiva nei rispettivi comuni, sulle loro amarezze. E «salendo nella gerarchia del partito», dice Iacona, si arriva a Oscar Buonamano, all'epoca coordinatore della segreteria provinciale, che parla di «un partito dove ci sono sempre meno operai e intellettuali e sempre più ceto politico».
Ma a Pescara, dice Iacona, «se dici Ds dici Melilla», e dunque microfono aperto al consigliere regionale della Quercia Gianni Melilla, che pone a confronto «tanti sacrifici nei movimenti, nelle lotte sociali, nelle battaglie ideali» e un potere derivante «da un sistema idrico che conta una trentina di consigli d'amministrazione, con vassalli, valvassori e valvassini». Le telecamere vanno allora verso uno dei promotori della candidatura della deputata. Ovvero Massimo Luciani, «funzionario di partito, assessore esterno senza essere stato votato da nessuno» lo presenta Iacona. E l'assessore pescarese indica i motivi della scelta di Fasciani, «donna impegnata nel sindacato, protagonista del più grande sciopero della sanità in questa città negli anni ?80». «Dunque 25 anni fa» taglia corto il giornalista.
La deputata è l'ultima ad essere intervistata, nella sua casa di Pescara, mentre prepara un caffé. E racconta la sua storia «nel Pci da sempre e nella Cgil», e di quando, dimessasi dal sindacato «dopo una dura battaglia, ho chiesto al partito una collocazione, avendo un figlio a carico». Ottenendo, dice il giornalista, «un posto in un ente regionale». Gli ultimi anni? «Sempre nel partito, anche se non in prima fila».

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