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PESCARA. A periodi, come l'acqua di marzo, torna a circolare la voce che il sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso sia stufo del proprio lavoro a palazzo di città e pronto a dimettersi - come ha scritto il Messaggero ieri e ieri l'altro - per un importante incarico da manager in un grande gruppo. Oppure, che sia stufo del centrosinistra e - come ha scritto il quotidiano romano - sia solleticato dalla proposte di candidatura alla presidenza della Regione che gli arriverebbero dal centrodestra. È questo il "mistero D'Alfonso". Un mistero, sollevato alla vigilia dei congressi provinciali della Margherita e a pochi giorni dal congresso regionale, che ha irritato non poco il primo cittadino. Sindaco allora lascia? «Ma no la notizia è tutta inventata. Ho mandato già un comunicato di smentita». Allora niente mistero D'Alfonso? «È una non notizia. Non credo sia compito di un sindaco smentire i non fatti». C'è questa storia che lei lascerebbe per un alto incarico a Roma. «Un'invenzione». Si parla di un alto incarico all'Anas. «Ma io all'Anas ci lavoro. Sono in aspettativa perché c'è incompatibilità con il mandato di sindaco». Quindi niente dimissioni anticipate? «È tutto un disegno messo in piedi dal centrodestra per fare litigare Massimo Luciani con Gianni Teodoro (il primo assessore Ds, il secondo vicesindaco ndr). Ripeto: tutto quello che si è letto non ha nessuna corrispondenza al vero. Corrisponde al vero il lavoro quotidiano che svolgo per il Comune e per il centrosinistra». Qualcuno del centrodestra ha voglia candidarla alla Regione. «Questa cosa è nata da una battuta di Marcello Antonelli in Consiglio Comunale». Il consigliere di An? Cosa ha detto? «Ha detto: sarebbe interessante vederti candidato per la Regione col centrodestra». Beh, lei i voti li prende. «E ho sempre sostenuto che ogni volta che ho vinto mi hanno aiutato anche gli elettori del centrodestra, accanto naturalmente al patrimonio del centrosinistra. Ma non è la prima volta che esce questa storia del centrodestra». Quando è stata l'altra volta? «Tre anni fa l'Espresso scrisse che mi sarei candidato alle regionali per il centrodestra». Poi il centrodestra fece la legge anti-D'Alfonso per impedirle di candidarsi. «Perché circolava un sondaggio che mi vedeva molto avanti». Allora alle prossime regionali la vedremo in corsa per il centrosinistra? «Guardi, io porterò a termine il mio mandato, poi tornerò a occuparmi delle cose che mi interessano». Quali? «La famiglia, i figli, lo studio. Mi piaceva molto studiare. Tornerò a studiare. Poi se ci saranno le condizioni darò una mano al centrosinistra». Lei è molto impegnato nei congressi della Margherita. La si vede dappertutto. «Con altri amici sostengo la candidatura di Camillo D'Alessandro alla segreteria regionale». Con lei chi c'è? «C'è uno schieramento che comprende a Chieti Tommaso Coletti e il sindaco Francesco Ricci, all'Aquila Antonio Verini, a Teramo Lino Nisii, il sindaco di Atri Paolo Basilico, il sindaco di Sant'Egidio alla Vibrata, a Pescara tutto quello che ruota attorno a me, Marino Roselli, la squadra del Comune, gli assessori della Provincia». Quindi al congresso ci saranno due mozioni? «C'è la candidatura di D'Alessandro, non so se c'è quella di Antonio Boschetti. Poi è sempre possibile trovare delle iniziative unificanti. Però i temi devono essere sostenuti da uomini con nome e cognome, con una storia e con un'attrezzatura culturale. Rispetto a quello che si vede in campo...» D'Alessandro è molto giovane. «Il partito sa scommettere sui giovani». «È anche molto legato a lei». «Credo che non debba essere un problema se ci sono sintonie. D'Alessandro ha tutte le carte in regola per fare questa esperienza». |