Data: 20/03/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Pensioni, le risorse ci sono ma tutte da trattare. Cgil, Cisl e Uil invitano il governo a presentarsi con una voce unica. Il superamento dello «scalone» rimane il punto di discussione più controverso

Entro giugno il confronto con i confederali sui temi economici dovrà concludersi

ROMA. Entro giugno la trattativa con i sindacati sulla crescita, il mercato del lavoro e le pensioni dovrà essere conclusa. È l'unico punto di accordo raggiunto ieri dopo una discussione di due ore a palazzo Chigi tra Cgil, Cisl, Uil e il presidente del consiglio Romano Prodi accompagnato Padoa- Schioppa.
Il ministro dell'Economia ha ricordato il motivo della scadenza: qualsiasi accordo deve essere contenuto nel Dpef (il documento di previsione economica e finanziaria) che è il quadro delle spese che saranno previste nella finanziaria e che va presentato alle camere entro la fine di giugno.
Il ministro ha ricordato che le cifre del Dpef devono essere rigorose, perchè il documento «è una delle scadenze istituzionali». Giovedì nuovo incontro per discutere, oltre che di pensioni, di produttività, ammortizzatori sociali (cassa integrazione e assegno di disoccupazione) e pubblico impiego.
Perchè i sindacati che, in genere, il lunedì mattina si dedicano a discussioni interne alle singole confederazioni, si sono precipitati a Palazzo Chigi? Perchè dal microfono del convegno organizzato dalla Confcommercio a Cernobbio, il ministro dell'Economia Padoa-Schioppa ha fatto sapere che il surplus di incasso delle entrate potrebbe essere destinato a ridurre le tasse sui profitti delle imprese. Altri hanno detto che era meglio pensare alle famiglie.
Guglielmo Epifani, segretario generale Cgil, è stato esplicito: «E' fondamentale che il governo si presenti con una voce unica, altrimenti non si può trattare». I sindacalisti porranno l'accento sulla necessità di superare «lo scalone» dell'anno prossimo, in base al quale si potrà andare in pensione solo a 60 anni con 35 anni di contributi, e di sostenere i redditi e le pensioni più basse. E' ovvio che tutti parleranno di ripresa economica.
Naturalmente nessuno ha interesse a mettere l'accento sulla diversità di pareri all'interno del governo, nemmeno il vice ministro Vincenzo Visco che aveva fatto balenare l'ipotesi che si potessero diminuire le tasse immediatamente. Ieri Visco si è trincerato dietro un «abbiamo detto tutto nella trimestrale di cassa, leggetevi la relazione». Eppure, la sinistra di governo non fa mistero di voler destinare «il tesoretto» verso un sostegno dei redditi bassi siano essi da pensione o da lavoro dipendente. Alfonso Gianni (Prc), sottosegretario al ministero di Bersani, ammette che all'interno della compagine governativa ci sono opinioni diverse. «Il problema non si risolve con il portavoce unico. Mi pare che Padoa- Schioppa si sia fatto trascinare dalla polemica di Montezemolo nei confronti delle frange di sinistra che bloccherebbero l'azione di governo». Secondo Gianni, anzi, gli stessi incentivi alle imprese vanno riformati, vincolando i soldi dello Stato agli investimenti in settori «fortemente innovativi». Il problema dello sviluppo dell'economia è legato, secondo il sottosegretario, ad ampliare i consumi con un allargamento del reddito delle pensioni più basse e un incremento del fondo di sostegno alla precarietà, previsto nella finanziaria, per far diventare stabili i lavoratori precari della pubblica amministrazione.
Nessuno ha intenzione di avviare la trattativa tra le polemiche. E' significativo che Bonanni abbia insistito, all'uscita da Palazzo Chigi, sul fatto che «non c'è welfare senza sviluppo. Ci hanno dato assicurazione che ci sono risorse disponibili, se no il tavolo non si aprirebbe».

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