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Completato l'arredamento e installati i computer Dopo 4 anni il ministero minaccia prescrizioni LANCIANO. Nuova stazione, nuova ferrovia. Ma vecchi metodi per una storia all'italiana, costata più di 75 milioni. Ventuno anni fra appalti, progetti, collaudi per realizzare 800 metri quadri di locali e 9,5 chilometri di binari da Lanciano a San Vito. In pratica 900 metri l'anno. Dopo quasi un quarto di secolo sono andati via gli operai e sono arrivati i burocrati. Così da dicembre a oggi gli annunci di inaugurazioni e rinvii si sono susseguiti a ritmo beffardo. Ora viene fuori che manca il via libera del ministero dei Trasporti. E senza quei timbri, i treni Sangritana non partono. E' inutile azzardare un'ulteriore previsione sulla data d'inaugurazione, malgrado gli sforzi e le accelerazioni impresse dalla società regionale di trasporto presieduta da Loredana Di Lorenzo (Margherita). Il personale dell'Ustif di Pescara - acronimo di Ufficio speciale trasporti impianti - sta eseguendo i sopralluoghi. L'ultimo venerdì scorso. Gli ingegneri, con un moto-carrello, hanno percorso i sei viadotti, le due gallerie artificiali e controllato i muri di contenimento lungo la Lanciano-San Vito. Venerdì prossimo è prevista un'altra ispezione, per binari e segnaletica. Se non ci saranno prescrizioni - ma anche in questo caso ogni ipotesi è un azzardo - inizieranno le prove con treni senza passeggeri (dovranno percorrere 5mila chilometri), poi tutto il fascicolo Sangritana sarà consegnato al ministero dei Trasporti per la definitiva «Approvazione per l'immissione in rete del servizio». Un'acrobazia del linguaggio burocratico, in una faccenda che galleggia nella burocrazia pura, per dire che dopo il via libera i treni potranno assicurare i collegamenti a circa 54mila passeggeri l'anno (la vecchia ferrovia è chiusa da dicembre e attualmente il servizio Lanciano-San Vito-Lanciano è garantito dai bus, non senza problemi). E se arriveranno le prescrizioni? Ovvero, se il Ministero imporrà i ritocchi, soprattutto in fatto di sicurezza? Allora, altri lavori. I primi cominciarono il 13 aprile del 1996. Esattamente a dieci anni dal finanziamento per realizzare scalo e binari - inizialmente di 74 miliardi di lire, poi portato a 147 (oltre 75 milioni di euro) - e due anni dopo l'arrivo di 2 milioni di euro per la strada d'accesso alla stazione, direttamente dalla Variante Frentana. Ingresso che i progettisti avevano dimenticato. Dopo mesi di annunci e smentite, negli uffici Sangritana è buio fitto sui tempi per il taglio del nastro. Proviamo a chiedere spiegazioni in quelli dell'Ustif di Pescara. Una, due, tre telefonate. Ogni volta si attiva la segreteria e i quarto d'ora d'attesa a suon di musica sono spesi inutilmente. Nessuna risposta, altre attese. Come quelle a cui va incontro, tra la polvere, la nuova stazione in via Bergamo. Eccola qui, completata da quasi quattro anni. Due piani da 400 metri quadri ciascuno, segnaletica, sala d'attesa, computer, biglietteria, uffici-personale, bar, telecamere per la videosorveglianza e l'ascensore per garantire ai disabili di raggiungere i marciapiedi dei binari. Qui, almeno, non hanno dimenticato l'essenziale, com'è invece avvenuto a Fossacesia e San Vito, sulla ferrovia adriatica. Un intero piano è dedicato al personale. Diversamente da quanto previsto, non ci sono super impianti. L'elettronica può attendere. Il traffico dei treni sarà regolato da semafori e capostazione. Anche all'esterno è tutto pronto: 4 binari, torri faro per l'illuminazione, parcheggio-bus e un altro da cento posti riservato alle auto. Tre settimane fa sembrava vicino l'ultimo suono del gong in questa odissea burocratica. Così la Sangritana aveva fatto tagliare le erbacce. Ma poi sono arrivati altri e altri collaudi. E l'erba ha ripreso a crescere, rigogliosa. |