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Il convoglio merci era diretto alla Sevel per caricare i furgoni Ducato della Fiat PESCARA. Un'accelerata, poi il botto. Erano in due, solo i macchinisti, su quel treno che ha rischiato di cadere giù dal parapetto e di volare su via Forca di Penne, prolungamento di via Ferrari. Il locomotore da 150 tonnellate si è schiantato contro un palo della linea elettrica che ne ha frenato la corsa. Erano le 5,32 e sotto, in strada, non passava nessuno. Solo per miracolo non si è verificata una tragedia. Un treno merci diretto a Torino di Sangro per caricare i furgoni Ducato della Sevel è deragliato subito dopo essere ripartito dalla stazione di Pescara centrale. Due i feriti. Si tratta dei macchinisti Leonardo Arminio, di 52 anni, di Pescara, e Antonino Pensabene, di 56 anni, di Ortona, medicati in ospedale per ferite non gravi. L'incidente ha in un primo momento paralizzato e poi rallentato il traffico lungo la linea ferroviaria, che ha ripreso a funzionare a pieno regime solamente dopo mezzogiorno. Sull'episodio sono state aperte due inchieste: una della magistratura e una, interna, di Trenitalia. LO SCHIANTO. Proveniva da Modane (Francia), era transitato per Ancona ed era diretto allo snodo di Torino di Sangro il treno merci, locomotore e una serie di carrelli pianali vuoti, che si è fermato per il cambio dei macchinisti alla stazione di Pescara centrale. L'incidente è avvenuto alle 5,32 a meno di un chilometro dalla partenza, in direzione Sud, verso la stazione di Portanuova. Il treno, partito dal quarto binario, è finito nel tronchino di sicurezza che è stato travolto e trascinato per diversi metri. La corsa è proseguita fino a un palo che sostiene la linea elettrica di quel binario e funge da ancoraggio per quella degli altri. Nell'urto i fili sono stati agganciati. Il locomotore, con dentro i due macchinisti feriti, è rimasto, poi, impantanato nel pietrisco e si è quasi spezzato in due. Per un caso fortuito non ha divelto la recinzione di metallo a metà tra il sottopassaggio di via Teramo e quello pedonale, attraversati ogni giorno da centinaia di persone in macchina e a piedi. LE IPOTESI. La principale è quella dell'errore umano. Il treno, secondo i primi accertamenti, sarebbe scattato col segnale di un altro binario (il terzo) e, come avviene nei casi di partenza sbagliata, è entrato in funzione il sistema di sicurezza dei binari non confluenti che l'ha convogliato sul cosiddetto tronchino. Tuttavia il treno, a causa della velocità oppure di un guasto ancora da accertare, lo ha travolto e trascinato fino a impattare contro il palo della linea elettrica. È stato proprio il palo a impedirgli di cadere sulla strada sottostante. IL RECUPERO. Oltre 50 persone tra agenti Polfer, vigili del fuoco, dipendenti e tecnici di Trenitalia e Rfi (Rete ferroviaria italiana) sono state impegnate nelle complesse operazioni di ripristino della linea elettrica, della completa funzionalità dei binari e, infine, del recupero del locomotore, avviato con la sistemazione di una gru di grosse dimensioni per agganciarlo. Sul posto, fin dai minuti immediatamente successivi allo schianto, presente anche l'ingegnere Alberto Cialone capo dell'unità territoriale della Rfi. Anche l'assessore al Traffico Armando Mancini ha seguito alcune fasi dei lavori. I RITARDI. Nelle prime due ore dopo l'incidente il traffico ferroviario si è praticamente bloccato. Alcuni treni sono stati cancellati, altri hanno accumulato ritardi, come il Bolzano-Lecce, fermato 80 minuti in stazione. A metà mattinata è stato ripristinato il binario bloccato lato mare, alle 12,30 è stato riattivato il secondo. IL PRECEDENTE. Alcuni anni fa, nello stesso punto, si verificò un incidente analogo con un treno passeggeri. L'INTERROGAZIONE. Il capogruppo della Dc per le Autonomie alla commissione trasporti della Camera, Giampiero Catone preannuncia un'interrogazione. |