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LANCIANO. E' costata 45 miliardi di lire - pari a circa 23 milioni di euro - ma non è mai entrata in funzione perché incompleta. Mancano i binari. Il caso-stazione non è isolato. Per raccontare l'altra storia di lungaggini burocratiche e sperperi basta dare un'occhiata alla tratta ferroviaria Val di Sangro-Archi, l'opera che, insieme alla nuova linea Lanciano-San Vito, fu finanziata dal ministero dei Trasporti. I fondi furono concessi nel 1986 in base alla legge 910. L'importo totale dell'appalto ammontava a 74 miliardi di lire di allora per la realizzazione di entrambe le opere. Poi il finanziamento lievitò, fino a raggiungere i 147 miliardi. La linea doveva servire a potenziare la ferrovia Adriatico Sangritana (come previsto anche nel piano territoriale di coordinamento provinciale): immettendosi sulla dorsale ferroviaria Torino di Sangro-Castel di Sangro, il nuovo percorso dei treni avrebbe collegato il nucleo industriale della Val di Sangro alla direttrice ferroviaria verso la Campania. La Sangritana sarebbe stata così al servizio delle aziende della zona, con la possibilità di effettuare anche il trasporto passeggeri. Il primo tratto, Torino di Sangro-Val di Sangro (lungo undici chilometri) era il raccordo industriale già funzionante. L'altro pezzo, di dieci chilometri a binario semplice, andava completato con l'armamento e l'elettrificazione. I lavori iniziarono sette-otto anni dopo avere ottenuto il finanziamento, a metà degli anni Novanta. Ma poi il cantiere è stato abbandonato e i lavori mai ultimati. Non ci sono i binari. |