Data: 22/03/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Appalto metro, per la Ue è irregolare. Lo Stato italiano deferito alla Corte di giustizia

Nel mirino è finita la procedura per l'acquisto dei vettori

L'AQUILA. Alla fine la Commissione europea l'ha fatto: ha deferito lo Stato italiano alla Corte di giustizia europea, per la procedura seguita dal comune dell'Aquila nell'acquisizione di una fornitura di tram. Si tratta dei vettori della tranvia, la metropolitana di superficie, che già sta pesando nelle tasche dei contribuenti aquilani per i 3,5 milioni di euro che il Comune deve pagare per le riserve chieste dalla società appaltatrice, la Cgrt, per i ritardi nella costruzione della metro.
Il deferimento alla Corte di giustizia europea è stato annunciato ieri, a Bruxelles, dalla Commissione europea, precisando che non è stata rispettata la normativa comunitaria in materia di appalti pubblici «nella procedura seguita dal comune dell'Aquila per aggiudicare un appalto inerente alla progettazione, alla realizzazione e alla gestione di una linea tranviaria per il trasporto pubblico».
L'esecutivo Ue è del parere che il contratto aggiudicato «vada qualificato come "contratto" di lavori pubblici e non come "concessione" di lavori pubblici. E, quindi, l'avere aggiudicato un contratto di lavori pubblici tramite la procedura del "project financing", che è riservata alle concessioni di lavori, costituisce una violazione della direttiva Ue n. 37 del 1993».
La Commissione europea ritiene, inoltre, che «la modifica delle condizioni per l'aggiudicazione dell'appalto pubblico in questione, dopo la pubblicazione del bando di gara, in particolare in ordine alla classificazione dei lavori da eseguire, equivalga ad una violazione dei principi del Trattato Ue - in particolare quelli di trasparenza e non discriminazione - in quanto non tutti gli operatori interessati e qualificati hanno potuto partecipare alla gara d'appalto».
L'apertura della procedura di infrazione nei confronti del governo italiano, era stata inviata al comune dell'Aquila il 20 ottobre del 2005 e ora l'indagine portata avanti dalla Commissione europea si è conclusa con il deferimento alla Corte di giustizia.
L'assessore comunale ai Lavori pubblici, Luigi D'Eramo, si sente comunque tranquillo.
«Si tratta di una normale procedura su sollecitazione fatte dalla Commissione europea. Nel giudizio, quando lo Stato italiano sarà chiamato a difendersi, ci saranno gli avvocati di parte che diranno come stanno le cose. Noi, come Comune, siamo più che tranquilli, perché abbiamo rispettato in pieno le legge in materia: non abbiamo fatto altro che applicarla. Semmai», sostiene l'assessore D'Eramo, «era la legge che cozzava con le direttive europee. Se si voleva fare quel tipo di appalto, la legge in vigore era quella e non altre. In ogni caso, qualora dovesse esserci una "condanna", cioè una sanzione, per lo Stato italiano, non ci sarebbe nessuna ripercussione sui lavori».

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