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SULMONA. Domani la Valle Peligna si ferma otto ore per non continuare ad andare indietro, a perdere occasioni di sviluppo, posti di lavoro, servizi. Uno sciopero generale che (al di là di quelle che saranno le adesioni), raggruppa dietro un unico manifesto classi sociali, forze sociali e politiche della più varia estrazione. Dietro gli striscioni di Cgil, Cisl e Uil ci saranno partiti, associazioni di commercianti e le bandiere dell'Ugl, ha detto ieri il responsabile territoriale, Roberto Cianfaglione, «nonostante non coinvolti né invitati». Un elemento che dice chiaramente quanto sia sentita la crisi industriale e occupazionale che soffoca l'economia territoriale. Una crisi devastante, per alcuni irreversibile, di un tessuto produttivo troppo datato da un lato e marginale nelle sue fragili componenti più moderne (vedi vicenda Finmek). Dove anche la sanità è al collasso, ieri l'ultima protesta dei lavoratori della San Raffaele. Una realtà drammatica che pare aver finalmente compattato il fronte politico e sindacale, come testimoniano le adesioni al corteo che domani (dalle 9,30 alle 12) attraverserà la città dalla villa comunale a piazza XX settembre, passando per Porta Napoli e piazza Garibaldi. Adesioni dai gruppi di minoranza in Comune alla sinistra giovanile, dai Ds all'onorevole Paola Pelino, dal consiglio provinciale al regionale, ai commercianti, alle piccole imprese. Lo sciopero avrà la sua ripercussione su una serie di servizi. L'Arpa-Schiappa ha annunciato che le corse potrebbero subire interruzioni; Italgas la cancellazione di interventi tecnici e sopralluoghi non di emergenza; chiusi sportelli informativi di servizi, come Eni-gas; fermi i bus urbani. Ma anche anagrafe e sportelli Asl, almeno durante il corteo saranno probabilmente inoperativi: pur non aderendo allo sciopero per motivi tecnici, i lavoratori potrebbero bloccare i servizi convocando assemblee. |