Data: 03/04/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Alitalia, tre i concorrenti. Aeroflot, Texas Pacific Group e l'italiana AirOne

ROMA. Adesso sono tre i concorrenti in corsa per Alitalia per uno soltanto l'unica lingua è l'italiano. E' Carlo Toto, con la sua AirOne e con l'appoggio del gruppo bancario Intesa Sanpaolo. Per gli altri due la prima lingua è l'inglese e il russo.
Si sono infatti alleati i fondi Usa Texas Pacific Group, specializzato in campagnie aeree, e Matlin Patterson imbarcando nell'avventura Mediobanca. Dall'altra parte è stato Alessandro Profumo, con Unicredit, a dare un passaggio ai russi di Aeroflot, ultima compagnia a entrare nell'alleanza globale Skyteam dove campeggiano Air France e Alitalia.
La notizia ha fatto bene al titolo Alitalia che ieri ha guadagnato il 6,24 per cento e spostato l'attenzione del governo sui piani industriali che i concorrenti dovranno presentare entro le 11 del 16 aprile.
Ci sono infatti due settimane di tempo per presentare i piani industriali che, secondo il ministro per lo Sviluppo Pierluigi Bersani, dovranno essere «credibili sugli assetti futuri». Il che significa garanzie di non perdere rotte e posti di lavoro.
La corsa per Alitalia si era aperta con 11 concorrenti. Alcuni non avevano superato il vaglio dell'advisor scelto dal Tesoro per vagliare l'affidabilità dei proponenti, Merrill Lynch.
Dopo questo primo esame, erano rimasti in cinque: Ap holding di Carlo Toto, M&C - la società salva imprese di Carlo De Benedetti che si era presentata in cordata con Cerberus European Investments, Goldman Sachs e la famiglia Leali -, Unicredit, Tpg e Matlin Patterson. M&C a un certo punto aveva passato la mano anche se alcuni rumors la danno pronta a rientrare magari attraverso Toto. Quelli che sono rimasti, nel frattempo, hanno fatto le proprie alleanze. Come i due fondi americani.
Texas Pacific Group ha un'esperienza consolidata di compagnie aree. Nel portafoglio, detiene Continental, America West Airlines e Ryanair. Matlin Patterson ha i soldi. Entrambi tutte le intenzioni di non essere ostili ai Paesi in cui operano. Da qui l'alleanza con Mediobanca (che sembra preferire il trasporto aereo alle tlc) e la volontà di collaborare con gli italiani.
Formalizzata questa fase delle proposte, i concorrenti si sono messi al lavoro. Il Tesoro, che ha il diritto di escludere chiunque in qualsiasi momento, vuole un piano industriale preliminare, con obiettivi da raggiungere in tre anni, un piano economico finanziario 2007-2012 e l'indicazione trasparente delle fonti di finanziamento. Solo dopo l'esame di questi elementi deciderà chi lasciare in gara e anche quale quota di Alitalia privatizzare.
Oggi lo Stato italiano possiede il 49,9 per cento della compagnia aerea. L'intenzione iniziale era di cederne il 39,9 per cento. La decisione definitiva in proposito sarà presa soltanto dopo la valutazione delle offerte preliminari e dei piani industriali. Offerte non vincolanti - ci si può insomma tirare indietro - mentre quelle vincolanti dovranno arrivare dopo il 16 aprile e prima di metà giugno quando il ministero di Tommaso Padoa-Schioppa conta di chiudere la gara, salvare Alitalia e far contenta l'Europa che vuole la privatizzazione.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it