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ROMA. Vivere in affitto costa caro, lo sanno bene gli oltre quattro milioni di italiani, anziani e famiglie monoreddito in particolare, che non possono permettersi l'acquisto di una casa e che negli ultimi 7 anni hanno visto raddoppiare il canone. A fare il punto su quello che è diventato un vero e proprio problema per le fasce più deboli della popolazione che spendono metà del proprio stipendio per pagare la pigione, una ricerca - «Vivere in affitto» - condotta su un campione di cinquemila famiglie da Censis, Sunia e Cgil. Sono esattamente 4 milioni e 180 mila le famiglie italiane che attualmente vivono in affitto. Cifra che rispetto al 2004 è in calo di quasi due punti percentuali. Dal 20,3 per cento di oltre due anni fa, è passata al 18,7 per cento. A fronte dell'alto numero di proprietari di casa italiani (3 milioni nel solo 2001 sono diventati padroni di un'abitazione secondo le stime Censis), il numero degli europei con contratto di locazione è praticamente il doppio rispetto al nostro e arriva a superare il 40% (con punte del 57% per la Germania). Come rileva l'indagine sul mercato delle locazioni, il periodo 1999-2006 ha registrato un incremento medio del 107%, con punte del 112% nel centri con più di 250 mila abitanti e raggiungendo addirittura il 128% nelle grandi città. In un confronto con l'Europa, il lavoro del Censis si è soffermato più sulle macroaree dell'Italia, senza scendere nel particolare delle regioni. Il risultato dunque, è che i prezzi di mercato in alcune grandi città italiane del Centro-Nord sono in linea, se non quando superiori, a quelli di alcune metropoli europee. Mediamente la piazza di città come Roma e Milano chiede 1.600 euro al mese per un'abitazione di 100 mq situata in centro. La stessa casa a Parigi costa 2.200 euro, a Londra 4.000 euro. Il prezzo scende a Berlino, solo 900 euro. In Italia, la media generale degli affitti (nel settore dell'edilizia residenziale privata) si attesta sui 440 euro al mese. Ma suddividendo il Paese tra Nord, Centro e Sud, le differenze sono vistose a cominciare proprio dalle regioni del Centro dove la media della pigione è di almeno 580 euro al mese. Nel Nord-Est il canone medio è di 454 euro, contro i 426 del Nord-Ovest. Mentre nel Sud si scende fino a 376 euro. Nelle città poi, gli affitti si impennano arrivando a 600 euro mensili per i centri con più di 250mila abitanti, un costo che corrisponde al 53% in più dei valori registrati nei piccoli centri. La ricerca evidenzia anche le crescenti difficoltà economiche degli affittuari mettendo in relazione costi della casa (cui vanno aggiunte le spese di luce, acqua, gas e riscaldamento, ovvero 175 euro al mese) e redditi. La maggior pare delle famiglie in affitto, pari al 76,4% rientra nella fascia al di sotto dei 20mila euro, il 20% guadagna tra i 20 e i 30 mila, solo il 3,5% dichiara di avere un reddito maggiore di 30mila euro. Nelle metropoli, dove i canoni sono più alti e le fasce con entrate minori sono più ampie, le famiglie in affitto con reddito sotto i 10mila euro sono il 24,5%, contro il 18,1% dei centri con meno di 250 mila abitanti. A vivere in affitto sono soprattutto nuclei familiari monoreddito (pari al 67 per cento). Il 70,4 per cento delle famiglie di inquilini è formato in media da 2-4 persone, mentre nuclei di 5 o più componenti sono il 10,5%. Un altro 19,2% è costituito da single, il 58% delle quali sono donne. |