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Monsignor Seccia risponde: «Una richiesta che accolgo, è un tema sociale importante»
TERAMO. Una lettera aperta al vescovo di Teramo-Atri Michele Seccia per lanciare un appello: ricordare nelle omelie di Pasqua la piaga degli incidenti sul lavoro. A scrivere la missiva è il segretario provinciale della Cgil Giampaolo Di Odoardo. E la risposta dell'alto prelato non si è fatta attendere. «Accoglierò senza'altro questa richiesta», dice Seccia, «le omelie toccano temi sociali e gli infortuni sul lavoro è un argomento che tocca tutti. E' giusto parlarne». Nel 2006, scrive Di Odoardo nella lettera, dieci persone sono morte in incidenti sul lavoro nella sola provincia di Teramo, realtà in cui gli infortuni sono stati 6.269, con centinaia di invalidi. «Lavoratori che hanno provato dolore, paura, che hanno subito menomazioni e che, a volte, sono morti per un misero salario di 900-1000 euro al mese», scrive Di Odoardo, «quando va bene, quando non sono precari. A morire e a subire le conseguenze di un infortunio sono sempre più giovani alla disperata ricerca di un lavoro, comunque e a qualsiasi condizione, e alla base degli incidenti spesso c'è la mancanza del rispetto delle norme di sicurezza da parte di alcuni imprenditori senza scrupoli, che guardano solo al profitto, a danno anche dei tanti imprenditori onesti». Di Odoardo denuncia, inoltre, l'assenza di controlli, «determinata da una politica governante decisamente non attenta al problema». Al vescovo della diocesi di Teramo-Atri l'esponente della Cgil chiede «come può essere in comunione di intenti con lo spirito cristiano chi, scientemente, mette a rischio l'altrui vita? Ha diritto di accostarsi al sacramento della Comunione? Non può dirsi cattolico e praticante, a mio pensare, solo chi ottempera con le parole e le preghiere ai riti collettivi della chiesa, ma sono i comportamenti che devono contraddistinguere il buon cristiano, comportamenti che debbono essere tesi alla salvaguardia e alla difesa, sempre, in ogni atto della propria giornata e del proprio lavoro. Chi, scientemente, mette a rischio l'altrui vita come può essere in comunione di intenti con lo spirito cristiano? Ha diritto, le chiedo, di accostarsi al sacramento della comunione? Chi scrive è tra coloro che pensano che la chiesa abbia il diritto-dovere di rivolgersi alle coscienze dei cattolici. Penso, però, che ciò debba valere sempre. Le domando: se la vita è dalla chiesa considerata un valore sacro chi la distrugge è dentro o fuori la chiesa». A conclusione della sua lettera, Di Odoardo si rivolge a monsignor Seccia sottolineando l'utilità di un suo gesto in occasione della Pasqua. «Una sua parola, un suo atto», afferma, «possono «scuotere le coscienze e contribuire a salvare una vita, perchè chi determina tali infortuni per mero profitto, viola sì la legge degli uomini, ma anche i valori cristiani». La provincia di Teramo ha il triste primato del più alto numero di infortuni mortali nella regione, soprattutto nel settore dell'edilizia, e da tempo i rappresentanti delle organizzazioni sindacali di categoria sollecitano un maggiore rispetto delle norme di sicurezza. |