Data: 06/04/2007
Testata giornalistica: Il Sole 24 ore.com
Liberalizzazioni. Rifondazione contraria ai tetti per gli appalti «in house». Sui servizi locali scontro a sinistra

Roma. Chissà se il ministro per gli Affari Regionali, Linda Lanzillotta, riuscirà a rispettare l'auspicio, fatto davanti alla platea degli imprenditori di Confindustria riuniti a Genova, di far approdare il disegno di legge di riforma dei servizi pubblici locali in aula al Senato la prima settimana di maggio.
Le riforma fa parte dei 12 punti del Governo, fissati dopo la crisi, e il Presidente del Consiglio ha anche preso l'impegno di intervenire in prima persona per garantire il taglio del nastro dei provvedimenti, se la maggioranza non fosse risultata compatta.
I servizi pubblici locali potrebbero essere un primo banco di prova, viste le difficoltà in cui il testo di riforma si dibatte. Se non dovesse andare in porto, la politica di liberalizzazioni del Governo Prodi risulterebbe azzoppata. E' vero che sono già arrivati al traguardo il primo provvedimento sui farmaci e sui tassisti, nell'estate del 2006, ed è stato approvato la settimana scorsa un decreto, sempre a firma Bersani, su Rc auto, ricariche telefoniche, snellimento delle procedure per aprire un'impresa. Ma i servizi pubblici locali sono un tassello imprescindibile, un settore che potrebbe aprire vasti spazi di mercato, riducendo la tariffe, insieme al grande tema dell'energia, su cui il ministro dello Sviluppo ha annunciato un prossimo intervento, a ridosso dell'estate. L'ostacolo che blocca il disegno di legge sui servizi pubblici è la resistenza di Rifondazione comunista sui limiti agli affidamenti in house, oltre alla questione dell'acqua e delle regole di salvaguardia per i lavoratori.
Negli ultimi anni gli affidamenti in house sono aumentati, portando a quasi 800 il numero delle municipalizzate pubbliche. Per la Lanzillotta, il principio irrinunciabile della riforma è che per tutti i servizi affidati all'esterno debba essere fatta una gara.
Ancora martedì una riunione della Commissioni Affari costituzionali si è risolta senza l'intesa. Per la prossima, ormai dopo Pasqua, il relatore, Giannicola Sinisi, Ulivo, spera di trovare un accordo da sottoporre anche all'opposizione. Anche se Rifondazione ha diffidato gli altri partiti dal ricorrere a maggioranze variabili.
Fermo alla Camera c'è anche il disegno di legge, approvato a febbraio in Consiglio dei ministri insieme al decreto Bersani, che contiene norme per favorire i pagamenti elettronici, elimina il registro automobilistico, i vincoli di distanza minima per i benzinai, facilita l'attività di intermediazione commerciale, accelera i tempi per avviare un'attività produttiva, semplificando gli adempimenti a carico delle imprese. Il 27 aprile scade il termine per presentare gli emendamenti in Commissione, per il 14 maggio è previsto l'arrivo in aula a Montecitorio.
E' caldendalizzato prima in aula, il 16 aprile, il disegno di legge Capezzone che punta sempre a snellire le procedure per l'apertura delle imprese, che probabilmente recepirà alcuni punti del testo Bersani. E lunga, quindi, la strada. Mentre anche il provvedimento sulle professioni deve ancora ingranare la marcia.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it