Data: 11/04/2007
Testata giornalistica: Il Centro
«Qualcuno risarcisca i lavoratori». Discarica di Bussi, per la Cgil non basta seppellire quei veleni. Castellucci anticipa il tema che segnerà la festa del Primo maggio











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BUSSI SUL TIRINO. «Non è sufficiente solo bonificare. Il nodo da sciogliere è anche conoscere come abbia pesato la pratica del consapevole inquinamento chimico sulla salute dei lavoratori e degli abitanti del luogo e del territorio». E' questo il senso dell'intervento del segretario della Cgil di Pescara, Paolo Castellucci sulla mega discarica scoperta a Bussi sul Tirino.
Per Castellucci la vicenda, definita drammatica, è diventata giustamente, per la sua gravità, un caso di rilevanza nazionale. Ma per la Cgil la riflessione deve essere allargata e, soprattutto, concentrata su chi ha subìto conseguenze e continua oggi ad accusare disagi e difficoltà: dai lavoratori, soprattutto, ai residenti della zona.
La fabbrica chimica che ha rappresentato lo sviluppo economico del territroio per un secolo e che è stata sede di una storia di lotte sindacali del movimento operario, «l'essenza» per Castellucci del mantenimento e dello sviluppo di quel sito industriale, non può essere ora seppellita con i rifiuti che ha lasciato. «Il sindacato», afferma il segretario della Cgil in una lunga nota, «non può ignorare il danno che negli anni è stato determinato, consapevolmente o inconsapevolmente, e dunque confido nella magistratura per individuare i responsabili di un tale disastro ambientale. Preliminarmente la bonifica prevede di ingabbiare i rifiuti in una sorta di sarcofago delimato tutt'intorno da un grande murodi cemnto armato. Un sarcofago pieno di immondizia tossica» sottolinea Castellucci. «E' questo il sengo della nostra civiltà? Gli egizi, gli etruschi e le altre popolazione del passato ci hanno lasciato tombe ricche di ori e di preziosità. I nostri sarcofagi sono pieni di rifiuti tossici».
L'intervento di Castellucci è mirato ad introdurre a Bussi la festa dei lavoratori del Primo maggio, quest'anno forse mai così attesa nella storia secolare della fabbrica della Val Pescara.
I protagonisti, per il sindacalista, restano i lavoratori e le loro famiglie che devono continuare ad avere la garanzia del lavoro e della sicurezza. E che la storia che ha portato ad avere la più grande discarica tossica d'Europa, non può seppellire o lasciare nell'oblio.
«Come movimento dei lavoratori chiediamo di indagare sulle relazioni, se esistono, fra la pratica di inquinamento e l'eventuale diffusione dei danni alla salute dei lavoratori e dei cittadini deirivati dalle diverse patologie riscontrate in questi anni. Dobbiamo altresì garantire» continua il responsabile della Camera del lavoro di Pescara, «il risarcimento dei danni subìti per anni e per il futuro dalle persone che vivono i quel territorio. Insomma i problemi della discarica non si risolvono solo con "Bertolaso" conclude Castellucci. Sindacato e istituzioni devono far valere l'enorme credito accumulato dai lavoratori della fabbrica chimica. La storia non può finire così. Non possono essere lasciate nel "sarcofago" le responsabilità e le risposte che doverosamnente vanno date a lavoratori e a cittadini».

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