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(ANSA) - ROMA - La via del risanamento e dello sviluppo del trasporto pubblico locale (Tpl) passa anche da una riforma dei sistemi tariffari, aspetto mai troppo preso nella dovuta considerazione dai diversi attori; un discorso analogo si impone per l'applicazione dei principi pianificatori sanciti dalla legislazione del settore: muove da queste considerazioni il documento messo a punto dal servizio economico finanziario di Asstra (Associazione delle societa' di trasporto pubblico) e illustrato dal presidente Marcello Panettoni. La normativa del settore e' vecchia di dieci anni e ruota attorno al decreto legislativo 422 del 1997. Uno dei punti chiave di quel decreto era la fissazione di un limite minimo dei ricavi da tariffe (35% del totale), raggiunto il quale scatta la copertura del finanziamento pubblico nella misura del 65%. Il meccanismo si e' pero' inceppato perche' nel corso degli anni le Regioni - e' l'accusa del documento - hanno sostanzialmente abdicato al loro compito di programmazione per determinare le politiche tariffarie, accentuando la tendenza ''a considerare le tariffe un puro strumento di natura sociale senza tenere conto delle esigenze economico aziendali''. Lo studio messo a punto da Asstra e' un monito rivolto ai diversi attori istituzionali, politici ed economici a restituire ''vitalita' e centralita' '' ad un settore decisivo per risolvere le numerose criticita' del contesto urbano e suburbano. Le compensazioni pubbliche e la determinazione delle tariffe giocano un ruolo strategico nel settore. La riforma del '97 e' stata applicata fra non poche contraddizioni, e lo studio di Asstra mette in dubbio che il processo di liberalizzazione in atto, con l'affidamento a gara del servizio, possa davvero rappresentare una svolta se prima non si mette mano alle leve finanziarie e fiscali, le sole capaci di rendere competitivo e dare appeal a un settore da sempre scarsamente remunerativo per gli investitori. Il documento elenca quindi i passi necessari per dare prospettiva di sviluppo al settore: a) applicare i principi pianificatori sanciti dalla legislazione del settore (dlgs 422 del 1997); b) nuovi rapporti fra regolatori e regolati: ai primi va la responsabilita' di indirizzo, ai secondi vanno riconosciute prerogative di maggiore indipendenza imprenditoriale e pertanto tariffaria; c) differenti tipi di affidamenti (in house, gara, societa' miste) comportano esigenze tariffarie diverse. Ma comune deve rimanere l'obiettivo di garantire uno sviluppo duraturo del settore riconoscendo il piu' possibile autonomia ai soggetti competenti nella fissazione delle tariffe; d) cogliere le opportunita' del contratto di servizio prevedendo adeguati sistemi di revisione delle tariffe, in un equilibrio di mercato reso peraltro piu' precario dalla coincidenza, spesso, fra Ente regolatore ed Ente proprietario. * PREZZI DEI BIGLIETTI E DEGLI ABBONAMENTI Dal prezzo medio ponderato ripartito per dimensione urbana, lo studio Asstra ricava che il costo del biglietto nelle grandi aree metropolitane (0,99 euro) risulta lievemente superiore alla media nazionale (0,98). stesso discorso vale per gli abbonamenti mensili , che risulta essere superiore del 4% nelle citta' metropolitane. Tale dato risente degli alti prezzi applicati nelle citta di Messina (51,65 euro) e Palermo (48 euro), laddove nelle grandi aree (Napoli, Roma, Milano) il prezzo si attesta a 30 euro. La conclusione dello studio di Asstra ripropone il dilemma di fronte al quale si sono incagliate le politiche dei trasporti: dove trovare le risorse per la sostenibilita' ''sociale'' dell'attuale strategia e, insieme, come rendere remunerativo, e quindi competitivo, un servizio di trasporto che certo non richiamerebbe l'attenzione di un Warren Buffet italiano? |