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ROMA - Alcuni ritocchi alla legislazione vigente in materia di sicurezza sul lavoro erano necessari, ma più che un decreto legge quello che serve veramente è una maggiore sorveglianza e un maggiore uso degli ispettori. Lo ha precisato a Tokyo, dove è in visita ufficiale, il premier, Romano Prodi, parlando con i giornalisti. «Le tragedie avvengono in violazione della legge, non perché non ci sia una legge sufficiente», ha commentato il capo del governo. Quindi il problema è «avere gli ispettori e la sorveglianza». Le parole di Prodi arrivano all'indomani dell'appello del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ad accelerare i tempi per l'approvazione delle nuove norme in materia di tutela dei lavoratori. «TROPPE MAGLIE APERTE» - Il presidente del Consiglio ha ricordato che il governo ha già presentato un disegno di legge sulla sicurezza del lavoro, un ddl «che è importante». «Ma è ancora più importante - ha subito aggiunto - una sorveglianza quotidiana». Ciò detto, il presidente del Consiglio ha riconosciuto il fatto che del ddl «ce n'era bisogno perchè c'erano ancora dei buchi e degli aspetti da mettere a posto». E a dimostrarlo ci sono i tanti incidenti delle ultime 24 ore. «Le tragedie avvengono in violazione della legge - ha sottolineato il presidente del Consiglio -, non perchè non ci sia una legge sufficiente od una legge che lascia troppe maglie aperte». «NORME DISATTESE» - Il vero problema è, per il premier, «avere gli ispettori, la sorveglianza, datori di lavoro consapevoli della responsabilità che hanno». Ma non basta, poichè c'è anche «il fatto che i lavoratori molto spesso non amano usare le norme di sicurezza che sono obbligatorie». Quindi, in conclusione, per Romano Prodi «la legislazione fa la sua parte e la farà, ma ancora più importante è l'amministrazione e la severità nel sorvegliare che la legislazione venga attuata».
Inail: 1280 i morti sul lavoro nel 2006. Nel solo comparto edile ci sono stati 280 morti Aumenta il numero delle donne e degli extracomunitari rimasti uccisi. La maggior parte nel settore dell'industria e dei servizi
ROMA - Sono stati 1.280 i morti sul lavoro registrati dall'Inail nel 2006. È questa l'ultima stima elaborata dall'Istituto che sarà resa nota ufficialmente il prossimo 28 aprile e dalla quale risulta un aumento del numero delle donne e degli extracomunitari rimasti uccisi. I dati - resi noti durante la trasmissione «Speciale Tg1» - indicano che nel 2006 vi sarebbero stati 1.115 morti nel settore dell' industria e dei servizi, 114 nell'agricoltura e 11 nel settore dei dipendenti statali. Nel solo comparto edile, compreso nel settore industriale, vi sono stati 280 morti.
TENDENZE - Il numero degli infortuni mortali aumenta per le donne: ne sono rimaste uccise 88 nel 2005 e 103 nel 2006 mentre il numero delle vittime di sesso maschile è rimasto fermo ma è molto più alto (1.177). Da un confronto tra il 2002 e il 2006 emerge poi che cresce, in un periodo più lungo, anche il numero degli extracomunitari che registrano incidenti: salgono del 14,2% quelli mortali (anche se registrano un leggero calo nell'ultimo anno: dai 148 del 2005 ai 137 del 2006) e del 25,2% quelli non mortali. Il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, ha sottolineato che seppure i dati dell'Inail indicano un calo degli incidenti nel lungo periodo, dai 1.449 nel 2003 a poco meno di 1.300 nel 2006, si registra però un aumento dell'11% tra il 2005 e il 2006, con una decisa inversione di tendenza. |