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Un'altra eterna incompiuta italiana al vaglio di Bruxelles. Tutte le carte dell'appalto per la metropolitana di superficie in costruzione all'Aquila finiranno davanti alla Corte di giustizia del Lussemburgo, dopo che il 21 marzo la Commissione Ue ha deferito Io Stato italiano per la violazione delle norme comunitarie in materia di concorrenza e di appalti pubblici. Non sembrano chiare le modalità di acquisto dei mezzi, avvenute in project financing e desta sospetti anche la procedura d'appalto nella quale ci sarebbe stato uno strano «cambio di corsa». «La modifica delle condizioni per l'aggiudicazione dopo la pubblicazione del bando di gara - spiega la Commissione - equivale a una violazione dei principi del Trattato Ue, in particolare quelli di trasparenza e non discriminazione, in quanto non tutti gli operatori interessati e qualificati hanno potuto legittimamente partecipare alla procedura». Inoltre, riferisce ancora l'Esecutivo Ue: «L'operazione va qualificata come "contratto" di lavori pubblici, quindi aver scelto la strada del project financing, riservata alle ''concessioni", costituisce anche una violazione della direttiva 37/93/Ce ("Coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori")». A L'Aquila, il deferimento era nell'aria dopo che il 20 ottobre 2005 gli organismi di Bruxelles avevano comunicato al governo italiano l'apertura della procedura d'infrazione. Eppure l'assessore comunale alle Opere pubbliche, Luigi D'Eramo, minimizza: «Davanti alla Corte quando lo Stato italiano sarà chiamato a difendersi, ci saranno gli avvocati di parte che diranno come stanno le cose. Noi, come Comune, siamo più che tranquilli, perchè abbiamo rispettato in pieno le leggi in materia: non abbiamo fatto altro che applicarla. Semmai era la legge che cozzava con le direttive europee. In ogni caso, qualora dovesse esserci una "condanna", cioè una sanzione, per lo Stato italiano, non ci sarebbe nessuna ripercussione sui lavori». Lavori che però sono già bloccati dall'autunno dello scorso anno dopo che il ministero dei Beni culturali ha ottenuto, per la seconda volta, lo stop al progetto accusato di danneggiare gli edifici storici della centralissima Via Roma. Il Comune è ricorso nuovamente al Tar (che aveva dato torto al Ministero nel primo ricorso) ma in attesa della sentenza tutto è fermo, con Via Roma chiusa al traffico e residenti e commercianti inferociti. La querelle con il Ministero non è l'unica tegola sul progetto aquilano: la magistratura. locale ha infatti, da tempo, aperto un'inchiesta sull'affidamento dei lavori ipotizzando il reato di turbativa d'asta. In questo contesto burrascoso Cgrt, il consorzio che si è aggiudicato i lavori di costruzione e gestione dell'opera (non del servizio di trasporto), temendo un blocco definitivo, ha avanzato una richiesta di risarcimento nei confronti dell'amministrazione. L'oggetto di questo guazzabuglio è un tramvia su gomma sistema Translohr: un'unica linea della lunghezza di circa 5 km per il primo lotto dalla zona ospedaliera al centro storico della città. Il costo complessivo previsto è di circa 33 mln di euro comprensivi dei 7 tram Lohr a tre casse ognuno in grado di trasportare 127 passeggeri. Il tracciato è a un'unica via guidata, "con posti di incrocio per i tram e, purtroppo, non è completamente in sede riservata. Tra le curiosità del progetto, il riscaldamento invernale della pavimentazione in Via Roma, strada a forte pendenza, per evitare che il tram slitti sulla neve e sul ghiaccio. |