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Il problema, sollevato a Bologna, riguarda 149 località. Studi di settore: il fisco invierà 300.000 contestazioni per «dichiarazioni taroccate» Contribuenti (precari, part-time, pensionati) che dovrebbero essere esenti e invece sono stati bastonati con l'addebito nella pensione o nel salario di marzo dell'acconto pari al 30% dell'addizionale comunale sull'Irpef per il 2007. Il problema è scoppiato a Bologna, ma secondo la Uil riguarda 149 Comuni fra cui 14 comuni capoluogo (fra cui Torino, Perugia, Siena, Novara, Pavia). Il problema - ha detto l'assessore al bilancio Paola Bottoni - è nato per i contribuenti dove le amministrazioni hanno deciso di alzare la quota esente rispetto agli 8.000 euro decisi a livello nazionale (7.500 per i pensionati). Questa possibilità era prevista dal comma 142 della Finanziaria, ma non c'è stato il coordinamento da parte del ministero dell'Economia rispetto agli adempimenti dei sostituti di imposta (datori di lavoro e enti previdenziali) perché il diritto all'esenzione fosse esigibile anche in quelle città dove la quota esente è stata alzata ai fini dell'addizionale Irpef. Il risultato è stato l'emissione di Cud sbagliati e la trattenuta del 30% addebitata in marzo. A Bologna il problema riguarda circa 70mila contribuenti (per quelli sotto gli 8.000 tutto è filato liscio) che sono nella fascia fra 8.000-7.500 e 12mila euro. I sindacati hanno firmato una dichiarazione congiunta con l'amministrazione comunale per sollevare il problema e sollecitare insieme all'Anci l'apertura di un tavolo nazionale. Infatti la soluzione indicata dal ministero - chiedere ai contribuenti di produrre una autodichiarazione da presentare al sostituto di imposta nella quale si afferma di aver diritto all'esenzione - non viene considerata praticabile anche perché sarebbe difficile coinvolgere tutti gli aventi diritto. Si chiede invece che il ministero rovesci la logica e preveda l'esenzione dall'addizionale in automatico per tutti coloro che sulla base dei redditi 2006 sono dentro la fascia esente. Resta da capire come e quando verranno rimborsati coloro che hanno versato un acconto non dovuto. Studi di settore. L'amministrazione fiscale invierà almeno 300.000 comunicazioni ai contribuenti che risultano avere immesso dati palesemente artefatti per il calcolo delle tasse del loro studio di settore. La comunicazione sarà una sorta di avviso bonario in quanto l'amministrazione ricorderà che occorre mettersi in regola con il cosiddetto ravvedimento operoso, che rende assai meno pesanti le sanzioni in caso di inadempimenti fiscali. Secondo il dossier pubblicato dal Sole 24 Ore, sui 4,5 milioni di autonomi, artigiani e commercianti che pagano le tasse attraverso gli studi di settore, un milione sarebbero le posizioni che presentano evidenti anomalie. Nel 2007 i controlli programmati dell'Agenzia delle Entrate sugli studi di settore saranno 100.000, quasi il doppio rispetto ai 52.000 dello scorso anno. Le 300.000 comunicazioni - secondo Il Sole 24 Ore - dovrebbero raggiungere i contribuenti interessati entro il mese di maggio. Il direttore dell'Agenzia delle Entrate, Massimo Romano, in'audizione parlamentare di un mese fa, aveva sottolineato come il «taroccamento dei dati» degli studi di settore fosse ormai diventato «una moda nazionale». |