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Siamo tanto indietro da essere avanti. Proprio così. Con questo paradosso si potrebbe sintetizzare lo spirito e la lettera del dibattito che sintetizziamo in apertura di giornale sul futuro del trasporto locale. Proprietà mista, gestione ai privati e atti d'indirizzo al pubblico. Superamento della normativa pubblicistica. In sostanza significa consegnare le aziende di trasporto - e di conseguenza il servizio - al capitale privato. Non più quindi gestione "privatistica" delle aziende, come è stato (o avrebbe dovuto essere) sinora, che significa attenzione ai costi e ai ricavi, ma privatizzazione vera e propria. Questo perché, appunto siamo indietro. Molto, moltissimo indietro rispetto ai nostri cugini europei. Ma se andate a pagina due scoprirete che siamo anche avanti. La Gran Bretagna, con l'accennata intenzione di rinazionalizzare le ferrovie (se confermata dai fatti) rischia di chiudere con una clamorosa retromarcia vent'anni di politica sui trasporti tornando - di fatto - al punto di partenza. Perché hai voglia a sbatterti con i pensieri astratti - il mercato, l'efficienza eccetera -: la verità è che il trasporto pubblico, dal punto di vista economico, è quasi sempre un bagno di sangue. Forse perché, per sua natura, si connota di più come welfare che come servizio pubblico a pagamento. Tant'è. A dieci anni dal decreto Burlando, che doveva inaugurare la fase della privatizzazione dei trasporti locali siamo quasi punto e daccapo. Stessi discorsi, stessi proclami, stessi problemi. Fuori dai nostri confini il mondo, intanto, ha continuato a girare, ma sembra che se ne accorgano in pochi. E quei pochi, a quanto pare, non siedono in nessun tavolo. Non in quelli noti, almeno. |