Data: 18/04/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Epifani: «Lo straniero è benvenuto» Il segretario della Cgil: «Basta che metta i soldi e le garanzie»

MILANO. «La Cgil non ha nessuna preclusione all'entrata di stranieri in Telecom Italia purchè questi siano disposti a mettere i soldi con delle garanzie». Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, intervenendo all'assemblea dei delegati milanesi che si è svolta alla Camera del lavoro di Milano, ha voluto sottolineare che se nella vicenda Telecom ci fosse «uno straniero vero disposto a metterci i soldi con delle garanzie andrebbe bene». Secondo Epifani ci vuole un «azionariato forte e convinto».
«Di grandi investimenti e di alleanze internazionali. Di questo ha bisogno Telecom: unitarietà del gruppo, alleanze internazionali, ci vogliono le banche perchè senza non se ne esce, e ci vorrebbe qualche vero imprenditore italiano che sia disposto a rischiare, poco magari, ma a rischiare». Epifani, poi, ha sottolineato che se uno «pensa di comprare Telecom a 3 miliardi e vendere Tim a 5 allora pensa per sè e poi fa morire l'azienda».
Riferendosi a Tronchetti Provera, Epifani ha voluto sottolineare che gli azionisti «hanno preso più soldi di quelli che l'azienda ha prodotto e per questo si è impoverita. Quando penso a Telecom dico come siamo messi male. Telecom era la quinta compagnia telefonica al mondo e dopo 15 anni rischia di precipitare. Non ho mai visto una azienda che in dieci anni ha cambiato 5 o 6 proprietari. Invece di investire ha succhiato risorse. Se l'azionista - ha concluso Epifani - pensa a sè e si arricchisce impoverisce l'azienda, fa il bene suo, ma fa del male all'azienda».
«Quando parlo di Telecom penso subito a come siamo malmessi perchè come Alitalia era la quinta compagnia al mondo e come Alitalia nel giro di 15 rischia di precipitare». Epifani ha aggiunto poi di «non aver mai visto una azienda così grande cambiare 5-6 proprietari in dieci anni di vita, una azienda in cui chi è intervenuto ha soltanto succhiato risorse».
Secondo il segretario generale della Cgil il caso Telecom rappresenta una «situazione in cui gli interessi della azienda sono diversi dagli interessi dell'azionista e per questo si trova in un conflitto di interessi». Il segretario Epifani ha poi proseguito rivolgendosi a «quei Soloni che dicono che noi del sindacato rappresentiamo il vecchio», a cui risponde che «visto il comportamento di molti imprenditori è vero il contrario, noi pensiamo al futuro e se sono i in gioco diritti conservarli è un fatto positivo».
Giorgio Cremaschi, segretario Fiom, non crede sia «una soluzione positiva per l'azienda un accordo Berlusconi-Colaninno». Per il leader della sinistra in Cgil «forse può piacere a chi spera così partendo dalle imprese una grande coalizione destra-sinistra, ma industrialmente non sta in piedi. Da un lato Berlusconi fino ad esso ha fatto altro. E poi perchè per Colaninno sarebbe un puro e semplice ritorno sul luogo del delitto».

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