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PESCARA - Bruno Evangelista alla vigilia ha fatto il giro dei consiglieri, guardate che se la legge non passa sarete tacciati di ingordigia. Terrorismo, insomma. Minacce di kamikazismo, perchè la bomba stava per esplodere per davvero: pezzi di maggioranza non ce la facevano proprio più a leggersi pagine intere di giornali, o ad essere arringati dai cittadini come scialacquatori di denaro pubblico. Il ricorso alle forbici taglia-indennità insomma era inevitabile. E così ieri mattina la Commissione bilancio dopo un lungo e faticosissimo dibattito ha dato il vialibera al disegno di legge taglia-aumenti presentato da Alfonso Mascitelli di Italia dei Valori e subito sottoscritto anche da Gianni Melilla della corrente mussiana dei Ds. Con i voti del centrosinistra e l'astensione del Polo. I consiglieri regionali rinunceranno così agli aumenti disposti da una legge nazionale fino alla fine del mandato, mentre il disegno di legge di Mascitelli prevedeva la sospensione per tutto il tempo in cui fossero rimaste in vigore le tasse per la sanità. «E' vero che siamo abituati alla superalimentazione, ma un segnale forte dovevamo darlo» dice Evangelista. Anzi, si sono svegliati tardi, «talmente tardi che abbiamo fatto un danno enorme alla maggioranza. Un danno che poteva essere evitato soltanto se avessimo raccolto subito l'invito dell'assessore D'Amico». Un danno che si quantifica in mesi di rinvii, teste girate dall'altra parte, sedute saltate per mancanza di numero legale. Resistenza fino alla fine ieri in Commissione Bilancio. La fanno i capigruppo di maggioranza, «mica si può cedere al ricatto dei media e alla pressione dell'opinione pubblica» dicono un paio di loro, in fondo sono briciole. Briciole: cinquecento euro mensili che fanno seimila euro l'anno a consigliere che moltiplicato per quaranta consiglieri e dieci assessori fa trecentomila euro. Mario Amicone dell'Udc fino alla fine gioca al rialzo: «Se tagliamo le indennità eliminiamo anche il vitalizio», richiesta giusta ma avrebbe comportato altri rinvii. E' di nuovo bagarre, voci alte, melina. Finchè il presidente della Commissione Angelo Orlando non mette in atto il sequestro di persona: «Di qua non ci possiamo alzare se non votiamo questo disegno di legge», insomma ci avrebbero rimesso la faccia. «Il voto è stata una scelta saggia anche se tardiva - commenta il ds Gianni Melilla - perchè contribuisce a ricreare un legame con l'opinione pubblica. Mi auguro che si imbocchi la stessa strada con gli enti e le società di gestione, perchè con le commissioni non si risparmia granchè». Il capogruppo regionale dei Ds Donato Di Matteo esprime «piena soddisfazione», e se lo ricorderà questo provvedimento visto che ieri era il suo 49esimo compleanno. Critiche, invece, dal consigliere regionale Fabrizio Di Stefano (An), per il quale «si tratta di un provvedimento «blando e contorto, una norma di comodo per gettare fumo negli occhi dei cittadini ma inutile ai fini del contenimento reale dei costi». «Finalmente anche se con ritardo è stato accolta la proposta taglia-aumenti» commenta Marco Gelmini di Rifondazione, che però per esultare aspetta l'approvazione del consiglio regionale. Insomma, non si sa mai. E in Consiglio Amicone prepara il trappolone per il centrosinistra: un disegno di legge per abolire l'incompatibilità tra consigliere e assessore, e quindi per mandare a casa un bel po' di gente. Primi fra tutti gli assessori esterni. |