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PESCRAA. In Comune lo pensavano a Roma, al congresso della Margherita. Invece il sindaco Luciano D'Alfonso ha depistato i collaboratori e si è seduto alla prima fila del cinema Massimo per ascoltare i sindacalisti abruzzesi della Cgil-Cisl e Uil, coccolati dal segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, rampognare per l'ennesima volta il governo regionale. Musica per le orecchie del sindaco che non ha mai smesso di pensare a palazzo Silone all'Aquila come tappa prossima, ancorché provvisoria, della sua carriera. Sprofondato nella sua poltrona il sindaco non si è neanche scomposto quando dal palco sono piovuti critiche e avvisi di burrasca per i bilanci dei comuni e delle regioni che da qualche giorno una taske force dei tre sindacati nazionali ha iniziato a passare al setaccio a caccia «di sprechi e di ruberie», come ha annunciato Bonanni. Perché ieri per D'Alfonso era l'occasione per sondare gli umori di una parte importante della classe dirigente abruzzese. Il sindaco ha preso la parola subito dopo la relazione introduttiva del segretario della Uil Roberto Campo. E ha cercato subito la sintonia con la sala: «Siamo accomunati dalla stessa premura», ha scandito, «fare in modo che ci riguardi lo sviluppo, che l'Abruzzo torni su questo scenario». Riguardo allo sviluppo per il sindaco la situazione «è irripetibile», per «l'ineguagliabile patrimonio di norme» a disposizione degli enti locali. Perché il primato della politica resta anche e soprattutto quando non ci sono mezzi finanziari e «la programmazione può ovviare alle risorse». Lo sa bene un sindaco di una città come Pescara, ha aggiunto D'Alfonso, «che è «un letto a castello, con i suoi scarsi 33 chilometri quadrati di territorio», meno della sua Lettomanoppello, meno di tanti comuni della cintura pescarese. Una cintura quanto mai stretta per D'Alfonso, che adesso prepara l'affondo: «Mi scuso», ha detto sornione, «per chi non è della provincia di Pescara, ma spero di parlare presto anche delle altre province». Se D'Alfonso cercava un riscontro, il riscontro è arrivato. La sala applaude convinta. Una giovane sindacalista si volta verso un collega: «Hai sentito cosa ha detto? Lo hai sentito?». Altro che ritorno agli studi, altro che incarico tecnico. D'Alfonso pensa ancora alla Regione e ha scelto un'assemblea di sindacalisti per ricordarlo ai suoi compagni di coalizione. L'anno prossimo niente amministrative, dunque per D'Alfonso. Il sindaco guarda oltre, alle elezioni del 2010, quando probabilmente sarà il Partito democratico a candidare il successore di Del Turco. Mancano tre anni, ma per il sindaco di Pescara, politico perennemente in campagna elettorale, non sarà un tempo infinito. In queste settimane ha girato in largo e in lungo l'Abruzzo per i congressi della Margherita. E ieri dopo il discorso al Massimo è volato a Montesilvano dove nell'Unione è in corso la partita per la candidatura a sindaco. E a Roma? Andrà forse oggi. Forse: da Remo Gaspari, che è un suo ammiratore, D'Alfonso ha imparato che curare il proprio collegio è altrettanto importante che intrecciare rapporti nella Capitale |