Data: 04/05/2006
Testata giornalistica: Il Centro
Occupazione, 213 mila precari. A rischio un lavoratore su tre Boyer(Cgil): la Regione intervenga

PESCARA. Diecimila posti di lavoro a serio rischio in tutta la regione, ed un precariato che ormai colpisce almeno il 50% dell'occupazione complessiva. La Cgil lancia un vero e proprio allarme rosso sullo stato di salute del lavoro di Abruzzo. Secondo le sue elaborazioni sulla base di dati Istat, Svimez, Cresa, Abruzzo lavoro e Regione, in Abruzzo infatti ci sono quasi 213 mila 400 precari, ovvero persone che non possono contare su un'assunzione a tempo indeterminato. Collaborazioni, part-time, contratti di formazione, interinale: nella jungla delle formule della flessibilità sarebbe insomma finito almeno un abruzzese su due. «Una situazione non più tollerabile», ha denunciato ieri Mario Boyer, componente della segreteria regionale della Cgil.
Per il sindacalista, inoltre, «è ancor meno tollerabile che la politica faccia finta di nulla. L'Abruzzo è in recessione e si sta impoverendo, occorre agire in fretta». I dati elaborati dal principale sindacato abruzzese disegnano infatti un quadro preoccupante. Fra cassa integrazione ordinaria e straordinaria e procedure di mobilità, per 9 mila 556 lavoratori abruzzesi c'è il serio rischio di finire fuori dal mercato del lavoro. Gli iscritti alle liste di collocamento sono quasi 150 mila, «e anche se solo 43 mila, come rileva Eurostat, chiedono ogni due settimane informazioni sulla propria posizione ha spiegato Boyer il dato ufficiale di disoccupazione è molto sottostimato». Ma per la Cgil anche chi è ufficialmente occupato oggi vive una condizione di grave rischio. I dati sono sconfortanti: 55 mila persone assunte con part-time, 43 mila a tempo determinato, 25 mila sono gli interinali, 57 mila i "progettisti", ed ancora 15 mila gli apprendisti e 18 mila i titolari di contratti di formazione lavoro. Una moltitudine ai margini dei diritti, ed anzi «sotto il continuo ricatto contributivo, retributivo e previdenziale dei datori di lavoro» ha denunciato ancora Boyer.
Ma a peggiorare il quadro della denuncia della Cgil è l'ormai pieno ingresso del precariato anche nella pubblica amministrazione. Ci sono casi limite denunciati dal sindacato: il centro per l'impiego della Provincia di Pescara, dove su 60 dipendenti 45 sarebbero precari, ed ancora la società per i servizi sociali Maiella Morrone, dove i precari sarebbero il 75 per cento, fino alla struttura che per il Comune di Montesilvano si occupa sempre di servizi alla persona, dove i precari addirittura sarebbero la totalità della forza lavoro.
Senza considerare i mille precari della sanità pubblica, i 480 degli enti strumentali della Regione, i 300 della stessa Regione Abruzzo.
«Molti esponenti politici partecipano alle iniziative per il Primo maggio, e ne siamo felici ha rilevato Boyer ma poi capita che alcune di queste stesse persone si facciano promotrici di precariato e assenza dei diritti».
Non solo ricorrendo a contratti atipici, è la denuncia del sindacato: «Con la corsa al ribasso negli appalti ha detto Franco Leone, segretario generale della Cgil vengono calpestati i diritti più elementari e si mette a repentaglio anche la sicurezza sul lavoro».
Per questo la Cgil chiede una netta inversione di rotta alla politica, ma soprattutto alla Regione. «Viviamo in uno stato di grave recessione ha detto Boyer e abbiamo sempre sostenuto che era assolutamente poco credibile che l'Abruzzo mantenesse gli stessi livelli occupazionali con una crescita pari a zero. Spesso neppure la crescita porta nuova occupazione». Ora la situazione richiede una serie di interventi strutturali, dice il sindacato: «Non si può governare l'Abruzzo come se non fosse finita la fase di crescita ha sottolineato Boyer ma in questi mesi non ci sono stati segnali di netta inversione di rotta rispetto ai cinque anni di centrodestra»

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