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L'AQUILA. Gilberto Malvestuto (nella foto grande) ha 86 anni. Vive a Sulmona ed è uno degli ultimi reduci della Brigata Maiella, quel gruppo di uomini guidati da Ettore e Domenico Troilo (scomparso di recente) che fra la fine del 1943 e l'aprile del 1945 scrissero una delle pagine più importanti della Resistenza italiana. Malvestuto, ufficiale dell'esercito italiano, dopo l'Otto settembre si diede alla macchia per sfuggire ai tedeschi e ai fascisti che lo cercavano e poi, nel settembre del 1944 entrò nella Brigata Maiella con la quale, il 21 aprile del 1945 liberò Bologna. Oggi, 25 aprile, Gilberto Malvestuto non potrà partecipare per motivi personali a cerimonie rievocative. Ma non sarà solo questo l'unico rammarico. Cosa ha significato per lei la scomparsa di Domenico Troilo? Non ho perso soltanto un amico. La sua morte ha aperto un vuoto enorme. Era uno dei pochi che si batteva per conservare la memoria storica della Brigata Maiella. Devo confessare tutta la mia amarezza e demoralizzazione per il fatto che oggi, sempre più spesso, ci si dimentica dei sacrifici immensi da noi compiuti nella Resistenza e nella lotta di liberazione nazionale per l'affermazione degli ideali di giustizia, di libertà e di democrazia, ideali che erano stati oltraggiati dalla dittatura fascista. La mia amarezza è anche quella di tanti altri patrioti della Maiella con i quali spesso mi incontro. Quanti sono oggi i reduci della Brigata Maiella? Purtroppo siamo rimasti in pochi. Basti pensare che da Sulmona entrarono nella Brigata Maiella 11 ufficiali dell'esercito italiano. Di quegli 11 ufficiali 10 sono morti, uno è vivo. Sono io. Che valore può avere oggi la sua testimonianza e quella dei suoi compagni di allora? Noi vogliamo che resti viva la fiaccola della memoria. Ritengo che questo sia importante per tenere fermi i valori a cui ci siamo ispirati noi. Valori che non sempre vengono seguiti. Basti pensare alla recente crisi politica al Comune di Sulmona dove un centrosinistra che ha vinto con largo margine si ritrova in balia delle onde perché c'è lotta per le poltrone. Io faccio una proposta: aboliamo le prebende legate alle poltrone e forse la politica sarà migliore. Quando ha conosciuto Domenico Troilo? L'ho conosciuto quando mi sono arruolato nella Brigata Maiella. Quando partimmo dalla Valle Peligna eravamo circa trecento ragazzi, tutti sui venti anni e c'era anche chi ne aveva 14 o 15. La nostra avventura ci ha portato attraverso tante battaglie e, purtroppo, tante perdite, a Bologna, dove ho avuto l'altissimo onore di essere uno dei primi ufficiali a mettervi piede. Negli anni successivi ho ricevuto proprio da Bologna tanti attestati di stima per quello che aveva fatto la Brigata Maiella. Conservo con particolare affetto una lettera che mi è stata inviata da una bolognese impegnata in politica che nel 1945 aveva appena 12 anni, la quale nella sua missiva parla di quella giornata in cui noi entrammo a Bologna, come della più bella giornata della sua vita. Ogni volta che mi capita di rileggere quella lettera mi commuovo. Quando lei fra i primi entrò a Bologna, ebbe la sensazione che stava scrivendo una pagina importante della storia nazionale? Certo. Non solo ne eravamo consapevoli in quel momento ma tutta la nostra lotta era stata tesa a scacciare dal suolo italiano l'occupante tedesco, un nemico che aveva devastato il territorio e aveva lasciato una lunga scia di sangue. In noi c'era l'idea di una patria libera, unita e democratica, e per questo non capisco come oggi si possano ancora tollerare atteggiamenti di divisione come quelli, per esempio, della Lega nord. Quanto le vicende del dopoguerra e i fatti dell'attualità hanno tradito gli ideali che caratterizzarono nel 1945 l'alba della nuova patria? C'è stato più di un tradimento, anche se nel complesso molto è stato fatto. Spesso mi è capitato di parlare nelle scuole, ai ragazzi, una cosa che mi ha fatto sempre piacere. A loro ricordo i sacrifici che oltre 60 anni fa, i giovani della loro età, hanno fatto per avere un mondo migliore. Ragazzi che durante la guerra hanno sperimentato la fame, la miseria più nera, la paura dei bombardamenti. Cose che oggi sembrano lontane. Sottolineo sempre la necessità di rifiutare la violenza e spesso ripeto loro quello che diceva proprio Domenico Troilo "io ho combattuto per la pace, non sono mai stato un uomo di guerra". Siamo stati gli amanti della libertà, contro ogni sopruso. E poi per fare loro capire meglio il mio pensiero dico che se oggi possono riunirsi e parlare come e quando vogliono lo devono anche a chi si è battuto oltre sessanta anni fa per cacciare dall'Italia i fascisti e nazisti e per dare all'Italia la Democrazia. Se lei potesse tornare indietro, ritrovarsi in quel 1943 e ripercorrere gli anni del dopoguerra, rifarebbe tutto quello che ha fatto? Se si riferisce agli anni della Resistenza rifarei tutto dal primo minuto all'ultimo. Ho poi fatto molto insieme ad altri amici, a partire proprio da Domenico Troilo, per tenere viva la memoria della Resistenza. Sono stato anche presidente dell'Istituto per la storia della Resistenza e dell'Italia contemporanea. Se proprio dovessi cambiare qualcosa, forse mi impegnerei di più in politica, non perché ho la presunzione di pensare che avrei potuto modificare qualcosa, ma almeno avrei potuto gridare contro le tante storture che ho visto negli anni proprio dentro la politica. Oggi dunque lei non parteciperà a cerimonie? Sono due anni che non lo faccio, oggi il mio compito è stare vicino a mia moglie che non sta molto bene. Lei è stata al mio fianco sin dagli anni della guerra. Pensi che quando io ero al fronte eravamo fidanzati. Era il mio sostegno morale e lo è stata sempre in tutti questi anni.
DOMENICO TROILO E' MORTO L'11 MARZO Nel ricordo di un eroe
L'AQUILA. Sarà un 25 aprile le diverso quello che si celebra quest'anno in Abruzzo. L'11 marzo scorso, a 84 anni, è deceduto Domenico Troilo uno degli uomini simbolo della Resistenza italiana. Fu vicecomandante della Brigata Maiella che nacque grazie alla intuizione e al coraggio dell'avvocato e comandante Ettore Troilo (i due non erano parenti). Se Ettore fu lo stratega (anche per i contatti che ebbe con gli alleati) Domenico fu l'uomo che operò sul campo, colui che guidò coloro che furono definiti i "nuovi Mille" che contribuirono alla liberazione dell'Italia da fascisti e nazisti. Domenico Troilo «uomo di pace» come si definiva, nel dopoguerra si era dato il compito di tenere viva la memoria della Resistenza e della Brigata Maiella. Era diventato un punto di riferimento e nella festa del 25 aprile era sempre in prima linea. Quest'anno lui non ci sarà. Ma ci sarà il suo ricordo e quello dei valori in cui credeva.
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