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L'AQUILA. In Abruzzo le stime sulla manodopera irregolare danno numeri preoccupanti: un lavoratore su due, secondo i risultati dell'ispezione condotta da Inps, Inail e Direzione del Lavoro nel primo trimestre 2007; opera senza diritti nè riconoscimenti di nessun genere. Su 2.090 aziende ispezionate, 1.348 sono risultate non in regola, ossia il 64%, il 26,81% in più rispetto al 2006. Ben 1.275 i lavoratori irregolari contro i 763 dell'anno precedente, a cui se ne aggiungono 1.201 totalmente in nero, con un recupero di 10 milioni 826 mila euro di contributi e premi evasi. Il giro di vite sull'emersione del lavoro nero ha dato i primi frutti portando alla luce il mondo sommerso di chi, per guadagnare, è costretto a vivere al buio. Nel corso della giornata promossa dal Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale dal titolo: «Esci dal nero. Conviene» per far conoscere i risultati della politica realizzata con la Finanziaria 2007, sono stati illustrati i dati sugli infortuni sul lavoro e sulle aziende che operano in regime di irregolarità. Dati che dimostrano come anche in Abruzzo il fenomeno sia esteso e come sia necessario un maggiore e severo intervento. «L'argomento della sicurezza sui luoghi di lavoro non è mai abbastanza all'ordine del giorno. Alcuni datori di lavoro continuano a percorrere fino in fondo la strada dell'illegalità, ma oggi c'è uno Stato pronto a contrastarli». Queste le parole del Procuratore della Repubblica di Pescara, Nicola Trifuoggi, che ha partecipato all'evento in qualità di testimonial. Trifuoggi ha lanciato un monito contro le pene poco severe, che non fungono da deterrente contro il lavoro nero. «La giustizia» ha detto ancora il procuratore della Repubblica di Pescara, «interviene dopo che i fatti si sono verificati, quando è troppo tardi. Fondamentale è la prevenzione. Sei anni è la pena massima inflitta in caso di incidente mortale. La vita di un lavoratore non può essere misurata così. Accanto ai filoni "classici" dell'edilizia e dell'agricoltura spuntano altri terreni fertili dove il lavoro sommerso attecchisce facilmente. «E' il caso», ha sottolineato Francesco Colaci, direttore della direzione regionale del lavoro, «dei servizi commerciali e di intermediazione finanziaria e di figure professionali come le badanti». Negli ultimi mesi sono stati rafforzati controlli in bar e ristoranti, soprattutto nelle ore serali. «Su dieci locali ispezionati», ha dichiarato Giovanni Lencioni direttore Inps, «sette usufruivano di lavoro in nero». Un'altra misura introdotta con la nuova Finanziaria è l'immediata sospensione nei cantieri edili dove il 20 per cento dei lavoratori risulta in nero. «Negli ultimi mesi», ha fatto presente Ferdinando Balzano, direttore regionale Inail, «abbiamo chiuso 24 cantieri. C'è ancora scarsa consapevolezza dell'illegalità da parte dei datori di lavoro». A pagarne le spese sono soprattutto gli extracomunitari «ma il lavoro sommerso», ha concluso Balzano, «si annida anche nel mercato italiano». |