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Accuse anche all'Italia: ha fatto poco per evitare questo esito. Da Kabul un appello: restate ROMA. Emergency torna a casa. Via dall'Afghanistan, protetti dall'ambasciata italiana, i volontari della Ong di Gino Strada chiudono per ora un'avventura cominciata nel 1999. «Pressioni dei servizi di sicurezza afgani», è la spiegazione fornita con un comunicato nel quale si sottolinea la disponibilità a restare se muteranno le condizioni. Anche perché qualcuno dovrà pure occuparsi dei tre ospedali gestiti e delle decine di posti di pronto soccorso di Emergency nei quali sono stati curati, in questi anni, un milione e mezzo di afgani. Il governo di Kabul ha chiesto ai volontari di restare ma la risposta è stata negativa. Ad accelerare il ritiro è stata la richiesta delle autorità afgane determinate a ritirare i passaporti al personale straniero di Emergency. Tre italiani, un belga e uno svizzero avrebbero dovuto consegnare i documenti, rinunciando così a muoversi dal paese senza un via libera del governo afgano. Una sorta di libertà condizionata che, secondo Emergency, avrebbe potuto rappresentare una minaccia all'incolumità dei volontari. Nuovi rischi si andavano insomma ad aggiungere all'ansia per la sorte di Rahmatullah Hanefi, funzionario afgano di Emergency e mediatore del sequestro di Daniele Mastrogiacomo arrestato dai servizi afgani all'indomani della liberazione del giornalista. «L'ultimo grave episodio (il ritiro dei passaporti n.d.r.) conferma come il governo afgano abbia perseguito con ogni mezzo, nell'ultimo mese, l'obiettivo di espellere Emergency dall'Afghanistan - è scritto in una nota diffusa ieri pomeriggio - Obiettivo ovviamente raggiungibile se i servizi di sicurezza di un governo impiegano le loro forze, anche militarizzate, su chi pratica la non violenza». La nota della Ong ricostruisce poi il clima che si era determinato in questi giorni: «Il signor Amrulla Saleh, capo dei servizi di sicurezza afgani, ha definito Emergency una organizzazione "che sostiene i terroristi e addirittura i membri di Al Qaeda in Afghanistan". Per i poteri del signor Saleh non si tratta di una diffamazione ma di una minaccia: una chiara istigazione a rendere la nostra associazione un obiettivo». Emergency ricostruisce poi la storia della sua presenza nel Paese centroasiatico, una storia precedente allo scoppio della guerra. «Dal 1999 Emergency ha fornito - spiegano i volontari - assistenza medica e chirurgica di alto livello e gratuita a oltre 1 milione e 500 mila cittadini afgani nei centri chirurgici di Anabah, Kabul e Lashkar-gah, nel Centro di medicina e maternità in Panshir, in 25 cliniche con posti di pronto soccorso e nelle sei cliniche delle prigioni afgane». Un'opera meritoria oggi interrotta non certo per responsabilità dei medici della Ong fondata da Gino Strada. Nel comunicato diffuso si accusano senza reticenze i responsabili: «Vogliamo che tutti i cittadini afgani sappiano che il signor Amrillah Saleh, che ha diffuso accuse infamanti e terroristiche contro Emergency e il suo staff, costringendoli a lasciare il Paese, e il signor Hamid Karzai, che ha ispirato e sostenuto la sua azione, saranno le sole persone da biasimare se molti bambini, madri e uomini afgani soffriranno o addirittura moriranno a causa della chiusura delle strutture sanitarie di Emergency nel Paese, strutture tanto estremamente necessarie quanto, altrettanto, apprezzate». Ma l'azione di Emergency non è finita qua. I volontari della Ong stanno già lavorando per creare le condizioni per un ritorno anche se queste non sembra possano realizzarsi a breve. Per due ragioni. La prima riguarda la chiusura del governo di Kabul sulla liberazione di Hanefi, l'altra, secondo Emergency, riguarda le responsabilità del governo italiano nella vicenda: «Non possiamo tacere la nostra convinzione che il govero italiano abbia volutamente trascurato i fatti che con ogni evidenza tendevano a questo esito», ossia al ritiro dall'Afghanistan. Un chiarimento dal governo lo vuole il capogruppo di Rifondazione al Senato, Giovanni Russo Spena. «Spero davvero che il ministro degli Esteri ci chiarisca al più presto che cosa sta accadendo alla cosidetta giovane democrazia afgana», ha chiesto. |