Data: 27/04/2007
Testata giornalistica: Il Messaggero
La Cgil accusa: call center da Far West. Solo contratti da precari per i 60 operatori di Chieti della 3G. Protesta anche a Sulmona

«È vergognoso quello che accade alla società 3G che opera a Chieti e a Sulmona, dove sono impiegati circa 400 lavoratori con rapporti precari». Non usa mezzi termini il segretario nazionale Slc-Cgil, Alessandro Genovesi, che ieri mattina all'Aquila ha commentato la «goffa situazione creatasi nei due call center della società 3G grazie anche agli accordi sottoscritti il 20 aprile da Cisl, Uil e Ugl e dai quali la Cgil si è dissociata».
Genovesi ha spiegato che «in barba al decreto Damiano inserito nella Finanziaria e che prevede entro domenica prossima la stabilizzazione dei lavoratori dei call center, la 3G ha intrapreso un'altra strada. Insomma gli altri sindacati e la proprietà hanno deciso che dal primo gennaio 2008 al 31 dicembre 2010 saranno stabilizzati solo 195 lavoratori, ma non con un contratto a tempo indeterminato bensì con quelli a tempo determinato a due anni o con l'apprendistato». Va evidenziato che dei nuovi contratti "beneficeranno" soltanto due sui 60 lavoratori che operano nel sito di Chieti, mentre gli altri 193 saranno a disposizione dei 340 del call center di Sulmona.
«L'Abruzzo sta diventando una zona franca - ha proseguito Genovesi - in cui i proprietari dei call center credono di fare quello che vogliono. Siamo riusciti a chiudere accordi per la stabilizzazione in Puglia e in Calabria ma in Abruzzo regna il Far West. Quello della 3G è un caso nazionale». Oltre a Genovesi, alla conferenza stampa sui call center erano presenti anche il segretario regionale Slc-Cgil, Sergio Di Marcantonio, e quello provinciale dell'Aquila, Marilena Scimia. «La concorrenza sleale della 3G - ha dichiarato Scimia - sta mettendo in difficoltà gli altri call center. La Transcom dell'Aquila, ad esempio, non si è potuta aggiudicare la commessa dell'Enel perché la 3G ha potuto fare prezzi più bassi del mercato». Sia a livello nazionale e soprattutto in Abruzzo, la Cgil ha inviato alle Direzioni provinciali del lavoro richieste di iniziative ispettive nei call center per controllare se siano state rispettate le indicazioni del decreto Damiano.

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