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ROMA - La trattativa è pronta ad entrare nel vivo. Con la regia di Palazzo Chigi. Il supporto di Di Pietro. E la partecipazione dei Benetton. Sul tavolo le norme che hanno bloccato la fusione con Abertis e che sono finite nel mirino di Bruxelles. Come anticipato da Il Messaggero è stato proprio il presidente Romano Prodi a dare il primo impulso. Per tentare di chiudere in fretta il dossier legato alla procedura d'infrazione europea e aprire una fase nuova con i Benetton, che si sono detti pronti a dare una mano sul fronte Telecom. La partita che si gioca, guardando all'Europa, prevede l'ammorbidendo delle regole stabilite dalla Direttiva Cipe e dalla Convenzione Unica, che avranno solo valore ricognitivo e non retroattivo. In cambio i Benetton daranno probabilmente "soddisfazione" a Di Pietro, facendo confluire in un apposito Fondo gli investimenti previsti ma non realizzati dalla società autostradale (circa 3 miliardi). Un punto sul quale Gian Maria Gros-Pietro e Giovanni Castellucci, rispettivamente presidente e amministratore delegato di Autostrade, non hanno grosse pregiudiziali. Da sciogliere invece altri "nodi" contenuti nella Direttiva Cipe e nell'articolo 12: dai meccanismi tariffari agli impegni futuri, alle verifiche annuali sull'andamento di costi e ricavi. Su questi temi Palazzo Chigi ha dato un imput preciso agli uffici legali: lavorare di cesello per appianare i contrasti con l'Aiscat, trovando una soluzione in linea con i "desiderata" della commissaria alla Concorrenza Neelie Kroes, che presto, forse già domani, riceverà una lettera col timbro della Repubblica italiana. Tradotto significa dare più flessibilità all'impianto complessivo, cancellando diktat e vincoli. Tutto ciò dovrebbe avvenire nella riunione del Cipe, convocata per il 10-11 maggio, che dovrebbe dare il via libera alle modifiche. E varare almeno 6 nuove convenzioni. Che il clima sia cambiato lo conferma proprio il presidente di Edizione Holding, Gilberto Benetton, che ieri si è detto fiducioso su un ammorbidimento del quadro normativo. «La situazione - ha spiegato - è migliore rispetto a sei mesi fa. Autostrade sta parlando con il Ministero, con l'Anas. E sembra che Palazzo Chigi stia ammorbidendo la propria posizione». Insomma, si lavora. Nel governo, infatti, nessuno vuole che Autostrade dirotti all'estero gli investimenti e men che meno che la Ue bacchetti l'Italia. L'auspicio di Autostrade è sostanzialmente lo stesso. Aspettando che arrivi una formalizzazione ufficiale, cioè un nuovo quadro regolatorio definitivo e trasparente. Che darà sprint alla fusione con Abertis. Proprio ieri Alessandro Benetton ha ricevuto per la prima volta le deleghe esecutive nel gruppo Benetton. Alla presidenza dell'azienda resta il padre Luciano Benetton, ma la nomina sembra chiudere il passaggio generazionale avviato con l'ingresso di Alessandro in consiglio nel 2004 e la sua nomina alla vice presidenza nel 2005. Via libera degli azionisti anche al bilancio 2006, chiuso con un utile di 125 milioni (+11,7%), ricavi per 1.911 milioni (+8,3%) e un dividendo di 0,37 euro lordi. |